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Cronaca

Morte sospetta di Anica Panfile, i parenti: «Non abbiamo mai creduto al suicidio»

Tutta la famiglia si è stretta intorno ai figli nella casa popolare di Via Ronchese, nel quartiere di Santa Bona, dove Anica si era trasferita quasi un anno e mezzo fa. «Era una giovane donna felice - dicono -  viveva una esistenza serena ma soprattutto aveva quattro creature a cui non avrebbe mai fatto del male in questo modo»

«Non abbiamo mai creduto al suicidio». Sono sconvolti i familiari di Anica Panfile, la 31enne romena il cui corpo senza vita è stato rinvenuto grazie ad un pescatore domenica scorsa a Spresiano (Treviso), in un'ansa del fiume Piave sotto un viadotto. L'autopsia avrebbe rilevalto che la 31enne sarebbe deceduta in seguito ad numerosi traumi alla testa, colpi sferrati verosimilmente con un corpo o un oggetto contundente, tra cui uno localizzato nella regione occipitale. Non c'è invece acqua nei polmoni, il che sembrerebbe indicare che la 31enne è terminata nel fiume quando era già morta. Ed è un indizio che fa propendere per la tesi dell'omicidio.Ieri tutta la famiglia era stretta intorno ai quattro figli (che contrariamente a quanto era trapelato in un prima fase vivono tutti sotto lo stesso tetto insieme anche alla nonna materna) nella casa popolare di Via Ronchese, nel quartiere di Santa Bona dove Anica si era trasferita quasi un anno e mezzo fa. «Era una giovane donna felice - dicono -  viveva una esistenza serena ma soprattutto aveva quattro creature a cui non avrebbe mai fatto del male in questo modo».

Cinque anni fa Anica si era separata dal primo compagno, un uomo romeno che sembrerebbe essere tornato a vivere nel paese d'origine. Si era trovata un appartamento nella zona del grattacielo di Via Pisa e lavorava come operaia in una pescheria. Dodici mesi dopo l'incontro con Luigi, di quasi vent'anni più vecchio di lei. Ed era stato amore a prima vista con quell'uomo che tutti descrivono come gentile e premuroso e che aveva fatto moltissimo per aiutare la famiglia. Nello scorso inverno aveva cambiato anche occupazione, trovando un posto presso la cucina della mensa Israa in una casa di riposo ma allo stesso tempo arrotondava lo stipendio facendo qualche pulizia in case private.

Finito il turno nel primo pomeriggio di giovedì si era recata in autobus ad Arcade, dove si sarebbe dovuta occupare delle pulizie di una abitazione. Che la donna sia arrivata nella località, a una decina di chilometri dal capoluogo della Marca, sarebbe confermato da delle chat che ha scambiato con alcuni dei familiari. Poi però di lei non si è saputo più nulla.  Fino a domenica mattina, quando un pescatore ha scorto un corpo che affiorava dalle acque dalle acque del Piave in una insenatura, proprio sotto un viadotto. «Vogliamo la verità - affermano i parenti - e non ci fermeremo davanti a niente. Siamo disposti a morire pur di trovare il responsabile di questa cosa orribile». E aggiungono: «I carabinieri sanno tutto, devono solo controllare le telecamere nel percorso che separa  Arcade ad Spresiano e quello che è successo veramente verrà fuori».

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