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Martedì, 27 Febbraio 2024
Cronaca

Delitto di Borgo Capriolo, il patologo: «Colpo sparato dall'alto, Joco è stato centrato da dietro»

Oggi, 21 dicembre, nel processo che vede sul banco degli imputati Branko Durdevic, 37 anni, accusato di omicidio volontario dello "zio" 52enne e tre tentati omicidi tutti aggravati dalla premeditazione, ha deposto il medico patologo che ha effettuato l'autopsia

Un colpo sparato dall'alto verso il basso, che ha centrato alla testa la vittima senza penetrare la scatola cranica. Il proiettile - mai trovato e che avrebbe attinto la vittima da dietro - sarebbe entrato e uscito non prima però di avere violentemente impattato sulla scatola cranica, provocando la rottura delle ossa. I frammenti avrebbero quindi lesionato le meningi del cervello, provocando una fuoriuscita di materiale cerebrale.

E' questa la ricostruzione fatta a processo nel corso della deposizione di Alberto Furlanetto, che al tempo si era occupato di effettuare l'autopsia, sul colpo di pistola che l'8 febbraio del 2021 ferì a morte Joco Durdevic, il 52enne capo clan di etnia rom ucciso, a Borgo Capriolo, nel quartiere di Santa Bona a Treviso, dal "nipote" Branko Durdevic, 37enne, che avrebbe centrato la vittima con un proiettile di piccolo calibro sparato da una pistola Glock. Branko, nei cui confronti si sta svolgendo il processo, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dei tre tentati omicidi, anche questi premeditati, del genero di Joco, Giampiero Petricciolo, è di Vera Olah e Samantha Durdevic, che erano le figlie del 52enne.

Furlanetto ha spiegato che il destino di Joco era segnato fin dai primi momenti del suo ferimento. Oltre alla perdita di materiale cerebrale l'uomo sarebbe stato alle prese con una infezione batterica dovuta al fatto che, negli istanti dello sparo, avrebbe respirato del cibo. Il decesso sarebbe avvenuto per una insufficienza multi organo.

Una teoria, emersa del corso dell'udienza di oggi, 21 novembre, è che il 52enne si sia leggermente piegato in avanti quando ha sentito i colpi di pistola sparati da Branko, piegando leggermente la testa in avanti. Il fuoco partito dalla pistola lo avrebbe quindi raggiunto in maniera tangente al capo.

Per la Procura il 37enne, anche lui di etnia rom, voleva uccidere. Quel giorno di febbraio Joco Durdevic e gli altri tre arrivano sotto casa dell'uomo e avrebbero richiamato l'attenzione Branko. Il 52enne gli chiede di poter vedere la figlia piccola (che sta con la madre all'estero) ma successivamente la discussione si sarebbe allargata alle altre figlie di Riccardo (figlio di Joco, di cui è stata ammessa la testimonianza per quanto l'uomo sia atteso, nel novembre prossimo, dall'udienza preliminare in cui deve rispondere di maltrattamenti proprio nei confronti della ex moglie), che stavano invece con il nonno. 

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