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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Maltrattata dal marito e suoceri e violentata perchè non è una "buona moglie"

La donna, obbligata ad un matrimonio combinato, avrebbe dovuto sopportare i soprusi dai familiari dettati dalle regole patriarcali in vigore nelle aree rurali della Macedonia del Nord. Oggi 31 maggio la sua drammatica deposizione

Un matrimonio di otto anni combinato dalla famiglie, in cui la felicità è durata soltanto tre mesi. Poi lui, insieme ai suoi genitori con cui la coppia era andata a vivere in un Comune nella parte settentrionale della provincia, avrebbe iniziato a controllarla fino a toglierle completamente la libertà. Picchiandola e violentandola più volte, in alcuni casi come forma di punizione alle sue pretese di vivere una esistenza normale come tutte le altre donne. Oggi 31 maggio è cominciato il processo ad un macedone 40enne e ai due anziani suoceri ( difesi dagli avvocati difesi dall'avvocato Giuseppe Antoniazzi e Lorenza Secoli) di una infermiera 30enne, che lei originaria della Macedonia del Nord. Le accuse sono gravissime: maltrattamenti familiari, violenza sessuale e rapina. La donna, che ora vive in un località protetta insieme ai 3 figli, si è costituita parte civile ed è assistita dall'avvocato Enrico D'Orazio.

I fatti sarebbero accaduti fino alla fine del 2021 e la storia affronta il tema di un matrimonio "imposto" dalla regole medioevali in vigore nelle aree rurali dalla Macedonia del Nord ma anche quello di un marito violento e prevaricatore, con alle spalle precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e che ha già ricevuto un decreto di espulsione contro cui ha comunque fatto ricorso e due suoceri fermi nel far rispettare alla vittima le loro regole patriarcali e forse anche religiose (i tre imputati sono tutti di religione mussulmana).

"Ero una nullità - ha raccontato oggi l'infermiera, che ha deposto protetta da uno schermo che non permetteva agli imputati di vederla - prima di trovare lavoro ero costretta a fare tutto in casa. Mio marito era ossessionato dal controllo, non mi ha fatto imparare a guidare e non potevo neppure avere un telefono cellulare. In più mi picchiava quando, secondo lui, avevo mancato in qualche cosa o gli sembrava che avessi risposto male ai suoi genitori. Sua madre mi diceva che dovevo prenderlo per "il verso buono" e che avrei dovuto essere come una prostituta per lui, assecondandolo sempre quando voleva avere rapporti con me".

La donna sarebbe stata tenuta segregata in casa con il solo permesso di andare a lavorare nella Rsa dove aveva trovato un lavoro come infermiera. Marito e suoceri le avrebbero proibito di avere contatti con altri persone e in particolare la famiglia tenendole sotto controllo la disponibilità economica.

"Il mio ex faceva uso di cocaina - racconta sempre la presunta vittima - e quando era sotto l'effetto di stupefacenti usciva di senno. Una volta mi ha chiesto 20 euro, io gli ho detto che non ne avevo e per evitare che mi picchiasse gli ho dato l'orologio ricevuto in regalo da un parente per il matrimonio perché se lo vendesse. Lui l'ha gettato in terra e mi ha detto che avrei dovuto prostituirmi per dargli i soldi che li servivano per comprarsi la droga".

"Ho parlato con la direttrice della casa di riposo dove ero occupata - prosegue nel racconto, interrotto da crisi di pianto - e lei mi ha aiutato a uscire da questo incubo. L'ultima episodio è avvenuto all'uscita da un centro commerciale dove volevo acquistare un cellulare perché quello che avevo e che comunque lui teneva sempre con sé così evitava che avessi contatti con altra gente, si era rotto. Lui si è fatto dare la tessera bancomat ed è uscito senza pagare il conto e poi mi ha picchiato, portandomi via anche da un negozio in cui aveva trovato rifugio. Il giorno dopo sono venuti i servizi sociali e me ne sono andata di casa insieme ai miei figli".

Un anno fa si era svolto l'incidente probatorio per cristallizzare le dichiarazioni dei bambini che avrebbero assistito ad alcuni episodi di violenza fisica «Non vogliamo più vedere il papà e i nonni - avevano detto durante l'esame - perché sono cattivi con la mamma». La prossima udienza sarà il 14 febbraio del 2025.

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