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Cronaca

Fattura intercettata da un hacker, colpo informatico da quasi 100 mila euro

I fatti sono accaduti nei giorni scorsi. Vittime inconsapevoli una ditta trevigiana e un cliente straniero. Sul fatto indagano la Polizia postale italiana e quella slovena

Una fattura da quasi 100 mila euro intercettata da un hacker. E un'azienda meccanica trevigiana, con sede lungo la Postumia, è rimasta beffata. La truffa informatica è scattata nei mesi scorsi e adesso sul caso stanno indagando le polizie postali di due paesi: quella italiana e quella slovena, a cui fornitore e cliente hanno presentato denuncia. 

Come riportato da "Il Gazzettino" nel mirino del pirata c'era l'azienda straniera: il criminale del web infatti è riuscito a "bucare" i sistemi di sicurezza intercettando i messaggi di posta elettronica creando una copia fasulla del file pdf in cui il beneficiario era lo stesso (con tanto di firme false identiche all'originale) mentre l'Iban risultava artefatto ad arte e ovviamente a proprio vantaggio. In questo modo, infatti, la somma sarebbe finita nelle tasche del truffatore. Il passo successivo è stato sollecitare il pagamento della fattura, spacciandosi per l'azienda trevigiana, nella speranza che la vittima cadesse nel tranello. Cosa che si è puntualmente verificata.

«Purtroppo il nostro cliente non si è accorto dell'Iban modificato e ha versato la cifra - spiega la titolare della società trevigiana - Noi lo abbiamo scoperto soltanto un mese dopo quando abbiamo sollecitato il pagamento. Quell'azienda è uno dei nostri maggiori clienti e ha sempre pagato con puntualità: era strano che per quell'ordine tardassero così l'abbiamo ricontattata». La risposta è stata spiazzante: il cliente sosteneva di aver già saldato il conto. Ma alla società trevigiana non era arrivato nemmeno un centesimo: la verifica delle email era d'obbligo. «Mi sono accorta subito che l'Iban non era il mio - afferma la titolare - quello indicato faceva riferimento a un conto corrente straniero mentre noi abbiamo sede in Italia: era un campanello d'allarme di cui purtroppo il cliente non si è accorto in tempo».

Chiarite le circostanze e ricostruiti i passaggi della truffa, le due aziende hanno raggiunto un accordo: «Il cliente - ha proseguito la donna -  si è impegnato a pagarci i tre quarti della somma (74mila euro) perché ha riconosciuto che la svista, purtroppo, è stata sua. Mentre noi per andargli incontro abbiamo deciso di fargli uno sconto di 25mila euro per andargli incontro». 

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