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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Tarzo

Rinviato a giudizio per aver chiesto 500 euro alla vicina, il processo nel 2024

Il paradosso denunciato dal presidente della Camera Penale di Treviso, l'avvocato Federico Vianelli. I giudici si trovano ad avere a che fare con fatti "dozzinali" che intasano ogni giorno il lavoro dei giudici

Amnistia, indulto, depenalizzazione. Tutte cose che, secondo il presidente della Camera Penale di Treviso, l'avvocato Federico Vianelli, sarebbero gli ingredienti di una vera riforma della giustizia penale che permetterebbe ad esempio ad un Tribunale in affanno di personale come Treviso di risolvere il problema delle udienze calenderizzate addirittura fra due anni. Intanto però i giudici si trovano ad avere a che fare con fatti decidamente "dozzinali".

E' il caso di una 36enne di Ormelle, legale rappresentante di una latteria di Tarzo, a processo per aver venduto come proprie mozzarelle di uno stabilimento friulano, a Campoformido (Udine). In tutto si tratta di 98 pezzi del valore di 12,50 euro al chilo. Fatti due conti neppure 500 euro. I fatti, risalenti al 3 aprile del 2019, sono stati pure ammessi dalla donna. «Eravamo sprovvisti di mozzarelle - avrebbe detto - e le abbiamo comperate anche noi. L'errore è stato di spacciarle per nostra produzione». Il procedimento, incardinato di fronte al giudice Cristian Vettoruzzo, si concluderà quasi certamente con una dichiarazione di particolare tenuità del fatto. Intanto però ci sono avvocati da pagare e giudici che se ne devono occupare. Allo stesso tempo però oggi, martedì 11 gennaio, un caso di estorsione (500 euro chiesti da un tale ad una vicina, rea di essere testimone in un processo a suo carico) trattato in preliminare dal gup Marco Biagetti, è finito con un rinvio a giudizio che è stato fissato a marzo 2024.

«I processi - dice l'avvocato Giacomo Michieli, che è il difensore della 36enne e che era anche impegnato nel caso di estorsione in sostituzione di una collega - aspettano più di due anni per essere celebrati perché giudici e pubblici ministeri si trovano a dover trattare questioni di scarsissima rilevanza, che però impegnano la macchina della giustizia. Sarebbe radicalmente sbagliato additare i giudici o le cancellerie quali responsabili di questo problema. È il sistema giustizia ad avere un problema, principalmente di organico ma anche di metodo. L'emergenza sanitaria ci ha insegnato ad usare anche nel penale un pizzico di informatica: si segua quella strada».

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