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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Informazioni riservate in cambio di denaro e favori, chiesti quattro anni di reclusione per ex capitano della Gdf

Si tratta di Giovanni Grassi, 61enne napoletano ma residente a Treviso. Otto mesi, con la sospensione condizionale della pena, per l'altro imputato eccellente, Michelangelo Agrusti, presidente degli industriali di Pordenone

Due assoluzioni e condanne per 12 anni e 4 mesi. Sono queste le richieste dell'accusa nel processo all'ex capitano del Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza Giovanni Grassi, 61enne di origine napoletana ma residente a Treviso, e altri 10 imputati, di cui 5 trevigiani, tutti implicati in un presunto giro di favori illeciti fra l'ufficiale della Guardia di Finanza e imprenditori, a cui Grassi avrebbe fornito informazioni riservate, ricavate dall'anagrafe tributaria, in cambio di denaro e favori.

Quattro anni di reclusione sono stati chiesti dal pubblico ministero Laura Cameli per il 61enne, accusato di accesso abusivo al sistema informatico, rivelazione di segreto d’ufficio, reati fiscali, corruzione e anche, in un caso, induzione indebita,  mentre per l'altro imputato illustre, il presidente di Unindustria Pordenone Michelangelo Agrusti, la richiesta è stata di 8 mesi, con la sospensione condizionale della pena. La pubblica accusa ha invocato la condanna anche per Franco Zorzi, 66 anni, della Zorzi spa di Quinto di Treviso (1 anno e 2 mesi con la sospensione condizionale), il vicentino Alessandro Bregolato, 56 anni, di Quinto Vicentino (1 anno con la sospensione condizionale), rappresentante della Saiv spa, entrambi imputati di corruzione e falsa fatturazione; il vicentino Bernardo Capparotto, 72 anni, della Gold Planet srl (2 anni e 9 mesi) e il trevigiano Andrea Pavanetto, 43 anni (2 anni e 9 mesi) della vicentina Clipp, accusati di corruzione e accesso abusivo in sistema informatico; il napoletano Gennaro Borriello della Imefin spa, 52 anni, per il solo accesso abusivo a sistema informatico (6 mesi con la sospensione condizionale);  Dino Roberti, 48 anni (1 anno con la sospensione condizionale) e Barbara Basset, 43 anni, dell’Autofficina Km sas di Povegliano (1 anno con la sospensione condizionale), accusati di corruzione ed emissione di false fatture. L'assoluzione è stata invece chiesta nei confronti di Giorgio Costacurta, 72enne vicentino,  e Matilde Grassi, sorella di Giovanni, 60enne napoletana.

L’inchiesta era partita a Vicenza dalle intercettazioni nei confronti di Capparotto, indagato per frode fiscale. Gli inquirenti, che peraltro erano i colleghi di Grassi, avevano rilevato i contatti frequenti tra l’orafo e il finanziere e quindi avevano messo anche quest’ultimo sotto ascolto. Da lì avrebbero avuto le prove dei contatti tra Grassi e coloro che gli chiedevano i favori per avere informazioni su altre persone o società oppure sulle verifiche fiscali nei propri confronti.

Si era così arrivati a chi  pagava per il servizio di "soffiate" con un sistema collaudato: costringere (e qui sta l’induzione indebita) il carrozziere di Povegliano Dino Ruberti e la sua collaboratrice Barbara Basset a emettere una decina di fatture false per complessivi 20mila euro nei confronti dei beneficiari delle visure, che venivano poi girati in nero a Grassi. Per questo i tre sono anche accusati di emissione di fatture per operazioni inesistenti. In altre occasioni Grassi aveva ricevuto due treni di gomme per l’auto e un iPhone, oppure un iMac e varie cene in un rifugio di montagna, oppure vario materiale informatico.

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