rotate-mobile
Cronaca

Riciclaggio internazionale di auto, in sei finiscono davanti ai giudici

L'operazione, denominata "Deejay"era stata condotta nel 2014 dalla Polizia Stradale di Treviso ed era durata sette mesi. Il processo, 9 anni dopo, perde però i pezzi: quattro reati su sei sono caduti in prescrizione, due indagati sono usciti dal procedimento e un terzo è morto

C'erano stati sei arresti, dodici denunce a piede libero, un sacco di perquisizioni e il recupero di oltre un milione di euro legato al riciclaggio all'estero di ventidue veicoli. Erano questi i numeri dell’operazione “D.J.”, messa a segno nel 2014 dalla polizia stradale di Treviso. Una indagine che era durata sette mesi e che aveva permesso di sgominare una organizzazione  internazionale dedita al riciclaggio di auto di lusso, rubate o frutto di illeciti, verso paesi esteri, in particolare la Svizzera, ma anche Germania, Ungheria, Estonia ed altri paesi dell’Est. Ma da allora sono passati 9 anni prima che si aprisse il processo. Risultato: 4 dei 6 reati che venivano contestati - frode nell'esercizio del commercio, i falsi, l'appropriazione indebita e una minaccia - sono finiti in prescrizione. Due imputati sono così usciti dal procedimento, un terzo (il prestanome) è morto. 

Sul banco degli accusati, difesi dagli avvocati Stefania Bertoldi, Salvatore Cianciafara e Barnaba Battistella,  sono rimasti - le contestazioni sono associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e appunto il riciclaggio - sei degli originali nove: si tratta del siracusano Luca Formica, 41 anni, di Juan Carlos De Jesus Espinal, un cittadino domenicano di 38 anni, del veneziano 50enne Luca Pastrello, del trevigiano 58enne Francesco Levak, di un altro cittadino domenicano, Keidison Medina Pujols, di 40 anni, e di un altro residente a Treviso, Anthony Levak, di 35 anni.

La tecnica dell’organizzazione, secondo le indagini, era molto semplice, finalizzata a “ripulire” auto rubate o comunque frutto di truffe o appropriazioni indebite da leasing mai pagati per essere poi rivendute nel mercato estero. In genere un uomo della banda si presentava in un’agenzia di pratiche automobilistiche per produrre le richieste di radiazione per esportazione dei veicoli. È un modo che consiste nella cancellazione dal Pra di un’auto con il ritiro delle targhe italiane, consentendo poi la nuova immatricolazione del mezzo all’estero con il rilascio di un nuovo libretto di circolazione e nuove targhe, ripulendo il mezzo da ogni vicenda pregressa.

L’indagine era partita il 14 agosto del 2013  quando l'imputato che è deceduto, sotto falso nome, si era presentato in un’agenzia automobilistica di Treviso per chiedere la radiazione per esportazione verso l’Austria di un’Audi Q5. La pratica viene sbrigata immediatamente. Qualche ora dopo però il titolare dell’agenzia venne chiamato da una persona che aveva raccontato di essere stato contattato come eventuale acquirente di quel veicolo ma, dalle informazioni avute da una società di leasing, era venuto a conoscenza che l’autovettura non era mai stata venduta. Insospettito, l'uomo aveva effettuato subito approfondimenti dai quali scoprì che l’Audi Q5 era sotto contratto di noleggio ancora valido, sia pur da un cliente moroso. La pratica di radiazione dell’Audi Q5 venne subito annullata. Lo stesso avvenne per una Bmw M3 Cabrio che l'imputato deceduto, sempre usando un alias,  aveva provato a radiare il giorno prima. Dalle verifiche del caso emerse infatti che anche i documenti della Bmw erano stati falsificati.

L’inchiesta, denominata "Deejay" e coordinata dal pubblico ministero Mara Giovanna De Donà, aveva permesso di fare luce sui ruoli dell’organizzazione. Il dominicano De Jesus Espinal ed uno dei Levak erano considerati le menti ed erano coloro che procacciavano le auto rubate o provento di illecito da destinare al mercato estero, il veneziano Pastrello sarebbe stato invece colui che falsificava i documenti d’identità dei membri dell’organizzazione e delle auto rubate destinate all’estero. Infine Formica e il dominicano Pujols Medina erano i faccendieri e procacciatori di clienti dell’organizzazione.


 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Riciclaggio internazionale di auto, in sei finiscono davanti ai giudici

TrevisoToday è in caricamento