Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Veneto Banca, l'ex presidente: «Pressioni da Bankitalia per la fusione con Vicenza»

Al processo a Vincenzo Consoli, unico imputato nel procedimento per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto, depone Flavio Trinca, al vertice dell'istituto di credito montebellunese fino all'aprile del 2014. «Sollecitati in ben quattro incontri, ma io e tutto il consiglio di amministrazione eravamo contrari»

«Quando mi dimisi, al di là delle "raccomandazioni" di Banca d'Italia su un segno di discontinuità nel management, l'istituto di credito non esisteva più. Bisognava stare ai loro diktat, premevano per la fusione con la Popolare di Vicenza». Flavio Trinca, presidente di Veneto Banca fino all'aprile del 2014, dice la sua in merito alle "pressioni" che Bankitalia, nella persona del capo della vigilanza Carmelo Barbagallo, fece perché la ex popolare di Montebelluna confluisse nella banca vicentina. Lo ha fatto oggi, lunedì 5 luglio, nel corso della sua deposizione nel processo che, per i reati di ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto, vede sul banco degli imputati il solo ex amministratore delegato Vincenzo Consoli

«Ebbi quattro incontri - dice Trinca - due con Consoli e due senza di lui, e vennero solo sollecitazioni alla fusione. Ma io e tutto il consiglio di amministrazione eravamo contrari, non vedevamo la ragione per gettarci nelle braccia di una banca che era presa peggio di noi. La fusione di fatto salvava solo la Popolare di Vicenza».

Trinca, che è stato anche deputato del Centro Cristiano Democratico di Casini e Mastella nel 1993, ha spiegato che lui era «un presidente senza deleghe» ma che Consoli non era "l'uomo solo al comando" che sta nelle ipotesi della Procura di Treviso. «I verbali dei consigli di amministrazione -ha spiegato rispondendo alle domande del pubblico ministero Massimo De Bortoli - arrivavano tra i tre e i cinque giorni prima delle riunioni, un tempo congruo per i membri, e a stenderli erano i vari dipartimenti. Consoli a volte ebbe di che lamentarsi dei ritardi, diceva che non c'era abbastanza tempo per studiare i vari dossier».

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