Mercoledì, 17 Luglio 2024

Usava il reddito di cittadinanza per giocare on line, in conto vincite per 255mila euro

La Guardia di Finanza di Treviso ha portato alla luce 70 posizioni irregolari (dovranno ora restituire 440 mila euro di sussidio percepito illecitamente) tra cui anche quella di una 50enne di Conegliano che ha omesso di dichiarare un patrimonio di 310.000 euro

C'era chi usava il sussidio per scommesse sportive o giocare d'azzardo on line, a poker ad esempio, chi si è "dimenticato" di segnalare, presentando la richiesta per ottenerlo, proprietà per centinaia di migliaia di euro nel Paese d'origine o ancora chi aveva omesso di aver lavorato come badante. E' lo spaccato che emerge dall'inchiesta della Guardia di Finanza di Treviso che ha denunciato alla Procura di Treviso 70 persone che incassavano, senza averne diritto, il reddito di cittadinanza: ora dovranno rendere all'Erario il maltolto, per circa 440mila euro. L'inchiesta delle Fiamme gialle ha visto la collaborazione dell'Inps e del nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie del Corpo.

Come ottenevano il sussidio

Questa forma di assistenza economica, introdotta con il Decreto Legge n. 4 del 2019, rappresenta uno strumento di politica attiva del lavoro, di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale, essendo riservato a quella fascia di popolazione che versa in condizioni reddituali disagiate o che si trova disoccupata a causa di una recente perdita del lavoro. Il sostegno economico, riconosciuto a favore di nuclei familiari in possesso di particolari requisiti di cittadinanza, residenza, soggiorno, reddituali e patrimoniali, si ottiene presentando all’INPS, telematicamente o presso i centri autorizzati (CAF), un’apposita domanda che presuppone una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) da parte dell’interessato sulla posizione patrimoniale e reddituale dell’intero nucleo familiare.

L'inchiesta delle fiamme gialle di Treviso

Le Fiamme Gialle di Treviso hanno concentrato l’attività di controllo sulla veridicità dei dati contenuti nelle autodichiarazioni di coloro i quali hanno richiesto e ottenuto il RdC nel territorio provinciale. E' stato ideato uno specifico percorso di analisi, che ha permesso di incrociare le risultanze contenute nelle diverse banche dati (tra cui il portale “Cliclavoro Veneto”, messo a disposizione dalla Regione del Veneto e da Veneto Lavoro grazie a un protocollo d’intesa, siglato con il Comando Regionale della Guardia di Finanza nel 2019) per sviluppare le notizie acquisite nell’ambito del controllo del territorio e, infine, riscontrare le informazioni emergenti dall’analisi degli stati di famiglia, in cui trova indicazione la reale composizione del nucleo familiare.

I 70 "furbetti" finiti nella rete dei controlli

I controlli hanno consentito di rilevare 70 posizioni irregolari, dislocate su tutto il territorio della provincia, con conseguente indebita percezione del reddito di cittadinanza, poiché i beneficiari non erano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Diverse, e in certi casi singolari, le violazioni accertate. Per molti cittadini stranieri, la causa della illegittima fruizione del beneficio è dovuta alla mancanza del requisito della residenza, tenuto conto che la legge prevede che il richiedente il sussidio debba essere residente in Italia da almeno 10 anni e che lo sia stato continuativamente negli ultimi due anni. In altri casi, poi gli approfondimenti svolti hanno consentito di rilevare che i beneficiari, omettendo di indicare nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) i redditi correlati alle vincite conseguite al gioco online, hanno fornito informazioni non veritiere con riferimento alla propria posizione reddituale. O ancora, le stesse vincite sono state conseguite nel periodo in cui il RdC veniva già percepito, ma non sono state comunicate all’INPS, perché questo avrebbe fatto perdere il diritto al beneficio. Alcuni beneficiari del RdC, infatti, sono risultati titolari di conti di gioco online, utilizzati assiduamente per effettuare scommesse su eventi sportivi, oltre che per prendere parte a tornei di poker o altri giochi da tavolo. Su tali conti di gioco sono state accreditate, in alcuni casi, somme di denaro per centinaia di migliaia di euro, palesemente incompatibili con uno stato di indigenza economica.

Giocatori d'azzardo e finti poveri

Significativo, in tale contesto, è il caso di un sessantenne di Sarmede che, omettendo di dichiarare disponibilità economiche derivanti da vincite al gioco per oltre 255.000 euro, ha percepito indebitamente somme per 18.500 euro. Vi sono ancora casi in cui l’irregolarità ha riguardato l’omissione, nella dichiarazione sostitutiva unica, di informazioni reddituali rilevanti – quali redditi percepiti, anche per attività di lavoro dipendente, e disponibilità immobiliari – che, se correttamente indicate, avrebbero posto i richiedenti al di fuori dei limiti previsti per l’ammissione all’istituto in parola. Tra le tante, emergono le posizioni di una cinquantenne di Conegliano, che ha omesso di dichiarare disponibilità economiche detenute in un Paese dell’Europa orientale per oltre 310.000 euro, e di due donne straniere residenti nella castellana, che non avevano dichiarato i redditi percepiti per la loro attività di badanti, risultando così disoccupate e ottenendo i benefici economici del RdC. Diversi sono, ancora, i casi di mancata comunicazione all’INPS, successivamente alla dichiarazione, della variazione delle condizioni che davano diritto al RdC, come l’aver iniziato un’attività lavorativa oppure aver modificato la composizione del proprio nucleo familiare.

Costretti a restituire il "reddito di cittadinanza"

Tutte le irregolarità accertate sono state segnalate all’INPS per l’avvio delle procedure di revoca del beneficio e restituzione delle somme indebitamente percepite, ammontanti a circa 440 mila euro, mentre i responsabili sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, atteso che l’indebita percezione del beneficio è punita con la reclusione da due a sei anni, nei casi di presentazione di dichiarazioni attestanti cose non vere, e con la reclusione da uno a tre anni, nei casi di omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, successive alla presentazione della dichiarazione. L’intervento fa seguito a quello analogo, concluso nel mese di ottobre 2021, che aveva portato alla denuncia di 116 persone e al recupero di somme indebitamente percepite per oltre 700 mila euro. Salgono dunque a 186 i denunciati nella Marca, che hanno indebitamente percepito oltre 1,1 milioni di euro.

Video popolari

TrevisoToday è in caricamento