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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Reddito di cittadinanza, la Guardia di Finanza di Treviso scopre 116 furbetti

Ora dovranno restituire circa 700mila euro. Tra i beneficiari chi aveva un suv Maserati Levante, tre residenti all'estero, in 25 non avevano dichiarato importanti vincite al gioco tra cui due disoccupati che avevano vinto centinaia di migliaia di euro

Percepivano il reddito di cittadinanza ma non ne avevano nessun diritto. Sono 116 le persone, tutte residenti in provincia di Treviso, che sono state identificate e denunciate dagli investigatori della Guardia di Finanza di Treviso che con la collaborazione Inps e Regione hanno dato vita ad un vero e proprio giro di vite

In tale contesto, le Fiamme Gialle di Treviso hanno concentrato l’attività di controllo sulla veridicità dei dati contenuti nelle autodichiarazioni di coloro i quali hanno richiesto e ottenuto il RdC nel territorio provinciale. A tal fine, è stato ideato uno specifico percorso di analisi, che ha permesso di incrociare le risultanze contenute nelle diverse banche dati (tra cui il portale “Cliclavoro Veneto”, messo a disposizione dalla Regione del Veneto e da Veneto Lavoro grazie a un protocollo d’intesa, siglato con il Comando Regionale della Guardia di Finanza nel 2019) per sviluppare le notizie acquisite nell’ambito del controllo del territorio e, infine, riscontrare le informazioni emergenti dall’analisi degli stati di famiglia, in cui trova indicazione la reale composizione del nucleo familiare.

I controlli hanno consentito di rilevare 116 posizioni irregolari, dislocate su tutto il territorio della provincia, con conseguente indebita percezione del reddito di cittadinanza, poiché i beneficiari non erano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Diverse, e in certi casi singolari, le violazioni accertate. Per 45 persone, in gran parte cittadini stranieri, la causa della illegittima fruizione del beneficio è dovuta alla mancanza del requisito della residenza, tenuto conto che la legge prevede che il richiedente il sussidio debba essere residente in Italia da almeno 10 anni e che lo sia stato continuativamente negli ultimi due anni. Tra i richiedenti sono stati individuati anche tre italiani iscritti all’A.I.R.E., che hanno falsamente attestato di essere residenti in Italia, al solo scopo di ottenere il beneficio economico. Un coneglianese, emigrato nel 2011 in Venezuela, è rientrato in Italia nell’estate del 2019, presentando dopo appena due settimane l’istanza per accedere al RdC.

In 25 casi, gli approfondimenti svolti hanno consentito di rilevare che i beneficiari, omettendo di indicare nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) i redditi correlati alle vincite conseguite al gioco online, hanno fornito informazioni non veritiere con riferimento alla propria posizione reddituale. In altri casi, invece, le stesse vincite sono state conseguite nel periodo in cui il RdC veniva già percepito, ma non sono state comunicate all’INPS, perché questo avrebbe fatto perdere il diritto al beneficio. Alcuni beneficiari del RdC, infatti, sono risultati titolari di conti di gioco online, utilizzati assiduamente per effettuare scommesse su eventi sportivi, oltre che per prendere parte a tornei di poker o altri giochi da tavolo. Su tali conti di gioco sono state accreditate, in alcuni casi, somme di denaro per centinaia di migliaia di euro, palesemente incompatibili con uno stato di indigenza economica. Significativi, in tale contesto, sono i casi di due disoccupati: un 54enne, residente a Treviso, che ha vinto oltre 1,6 milioni di euro, e un 48enne, residente a Conegliano, che ha incassato circa 500 mila euro.

In 17 occasioni, invece, l’irregolarità ha riguardato l’omissione, nella dichiarazione sostitutiva unica, di informazioni reddituali rilevanti – quali redditi percepiti, anche per attività di lavoro dipendente, e disponibilità immobiliari – che, se correttamente indicate, avrebbero posto i richiedenti al di fuori dei limiti previsti per l’ammissione all’istituto in parola. Tra le tante, emerge la posizione di una cittadina kosovara, residente a Treviso, che non aveva indicato nel proprio nucleo familiare la presenza di un soggetto, proprietario di immobili dati in locazione a terzi, e quella di un senegalese, residente a Castelcucco, che non aveva indicato che altri sei componenti del proprio nucleo familiare percepivano redditi da lavoro dipendente. Diversi sono, ancora, i casi di mancata comunicazione, successivamente alla dichiarazione, della variazione delle condizioni che davano diritto al RdC: 12 persone hanno omesso di comunicare di aver iniziato un’attività lavorativa, mentre altre 5 hanno avuto variazioni nella composizione del proprio nucleo familiare, senza però informare l’INPS.

In altre 3 circostanze, i soggetti beneficiari sono risultati proprietari di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta del RdC, o di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, incompatibili con la percezione del predetto beneficio economico. Una di queste persone, nel periodo di fruizione del RdC, ha addirittura acquistato un lussuoso SUV Maserati “Levante”. Tra coloro che hanno percepito indebitamente l’erogazione pubblica figurano, infine, 9 persone che hanno omesso di comunicare la presenza, all’interno del proprio nucleo familiare, di soggetti in stato detentivo, circostanza quest’ultima che incide sui parametri normativi fissati per l’erogazione del reddito.

Tutte le irregolarità accertate sono state segnalate all’INPS per l’avvio delle procedure di revoca del beneficio e restituzione delle somme indebitamente percepite, ammontanti a oltre 700 mila euro, mentre i responsabili sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, atteso che l’indebita percezione del beneficio è punita con la reclusione da due a sei anni, nei casi di presentazione di dichiarazioni attestanti cose non vere, e con la reclusione da uno a tre anni, nei casi di omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, successive alla presentazione della dichiarazione.

I commenti

«Una bella lezione: i furbetti di qualsiasi genere ci provano, ma trovano chi gli dà la caccia e li smaschera. In questo caso i complimenti vanno alla Guardia di Finanza di Treviso, che ha tolto dall’ombra un bel numero di queste persone, confermandosi baluardo di legalità». Lo dice il Presidente della Regione Veneto, commentando l’operazione delle Fiamme Gialle di Treviso che hanno denunciato 116 persone per aver percepito illecitamente il reddito di cittadinanza per un importo di 700 mila euro. «Che si tratti di false autocertificazioni per l’esenzione dal ticket, di reddito di cittadinanza, o di qualsiasi altra fonte di contribuzione o esenzione ottenute illecitamente siamo comunque di fronte a comportamenti irrispettosi del corretto vivere civile che vanno respinti duramente sul piano morale e perseguiti con ogni mezzo, come ha fatto oggi la Guardia di Finanza, cui va la gratitudine di tutta la gente per bene».

«Se nella sola provincia di Treviso, dove i numeri dei percettori non è così elevato, sono stati spesi irregolarmente 700mila euro di soldi pubblici, quante risorse potremmo ipotizzare siano state spese malamente in tutto il resto d'Italia?» Parole di Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro del Veneto che continua: «Il reddito di cittadinanza è stato fatto male: il controllo non può essere fatto a posteriori, deve avvenire a monte con la condivisione delle banche dati. Chi versa in difficoltà economica, con un Isee molto basso, senza un lavoro, ha certamente il diritto di essere aiutato” aggiunge Donazzan, “ma il reddito di cittadinanza non è stato costruito pensando ad una griglia fondata su tali parametri, e questo ci impone di inseguire i problemi con un esborso importante da parte delle casse dello Stato anche per quanto concerne la cifra destinata a persone che non ne hanno diritto. Solo nel caso odierno si tratta di 700mila euro, che nessuno restituirà. I soldi pubblici devono essere impiegati in favore di chi ne ha veramente bisogno, e non a beneficio di chi se ne approfitta, come i tanti stranieri irregolari scovati finora o come chi nel trevigiano, addirittura, poteva permettersi di acquistare una Maserati».

«Complimenti alla GdF: chi non ne ha diritto deve pagare» 

«Rivolgo i miei complimenti alla Guardia di Finanza di Treviso per la brillante indagine che ha permesso di scoprire e di denunciare 116 ‘furbetti” che percepivano il Reddito di cittadinanza in maniera impropria: persone che utilizzavano questo strumento anche per ottenere vincite ai giochi e, come è stato accertato, per l’acquisto di un’auto di lusso. Voglio ricordare ancora una volta che il Reddito di cittadinanza è una misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle per aiutare le persone oneste che, solo nel 2020, ha sostenuto 1,8 milioni di famiglie e 3,7 milioni di cittadini. Chi lo ha percepito in modo illecito è soggetto a sanzioni penali: l’incessante lavoro degli investigatori va nella giusta direzione e mi auguro che anche i cittadini possano dare il contributo alle istituzioni, segnalando chi approfitta di questo sostegno senza averne il diritto. I disonesti devono restituire quanto ricevuto e ottenere le giuste sanzioni». Lo dichiara in una nota Federico D’Incà, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, intervenendo sull’indagine della Guardia di Finanza di Treviso che ha permesso di denunciare 116 persone che percepivano in maniera impropria il Reddito di Cittadinanza.

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