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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca

Colpisce alla gola con un coltello un volontario della Caritas, l'aggressore è capace di intendere e volere

Osain Mohamed Sharif è il 35enne, di nazionalità bengalese, che il 22 marzo scorso a Treviso assalì un addetto alla mensa della casa della Carità. L'esito dell'incidente probatorio dice che l'immigrato era in possesso delle sue facoltà. L'uomo, accusato di tentato omicidio, due giorni prima aveva tentato di rapinare un internet point poco distante dal centro storico

Avrebbe colpito di striscio alla gola un volontario della Caritas Tarvisina colpendolo con un coltello che aveva trovato in loco. Per questo Osain Mohamed Sharif, un 35enne bengalese che si troverebbe nel nostro paese da irregolare da oltre 10 anni, era stato indagato dalla Procura di Treviso per tentato omicidio. La vittima è un 40enne del capoluogo, centrato solo superficialmente dall'immigrato e per questo era stato dimesso poche ore dopo il fatto dall'ospedale Ca' Foncello, dove era stato ricoverato per le medicazioni. Oggi 14 settembre c'è stata l'udienza in cui il consulente psichiatrico del giudice, il dottor Alberto Kirn, ha relazionato sull'incidente probatorio a cui il 35enne era stato sottoposto. L'esito è che Sharif è ssano di mente. Nei confronti del bengalese (difeso dall'avvocato Matteo Maccagnani) ci sarà ora l'udienza preliminare, in cui il pubblico ministero Anna Andreatta chiederà il rinvio a giudizio.

«L'ipotesi di tentato omicidio - ha detto il Procuratore capo Marco Martani - è legata alla parte del corpo che è stata attinta nell'aggressione, ovvero il collo. Per questo è stata chiesta la custodia in carcere. Si è trattato di una azione potenzialmente pericolosa, che ha raggiunto una zona che poteva anche essere mortale dal momento che il collo è attraversato dall'arteria giugulare e i colpi sono stati sferrati presumibilmente sia di taglio che di punta».

Il 22 marzo scorso intorno alle 19, Osain Mohamed Sharif avrebbe aggredito, apparentemente senza motivo, un volontario della Caritas che si trovava all'ingresso della zona dedicata alla mensa, ferendolo alla gola. Poi si sarebbe dato alla fuga. Venne intercettato da alcuni agenti di Polizia nella zona del parcheggio Appiani (il luogo dove era solito trovare riparo per la notte) e nella breve colluttazione avrebbe anche ferito un poliziotto che lo stava fermando. L'uomo si era reso responsabile di un altro fatto criminoso solo due giorni prima: avrebbe infatti tentato una rapina ai danni dell'internet point di via Zenson sempre nel capoluogo, fatto per il quale oggi, assistito dall'avvocato Linda De Prisco, comparirà di fronte ai giudici per il processo secondo il rito immediato.

L'esame sulla condizione mentale avrebbe comunque accertato che il 35enne, pur essendo assolutamente capace di intendere e volere, sarebbe stato in un profondo stato di prostrazione a causa della sua situazione particolarmente difficile. «Sono disperato - avrebbe raccontato il bengalese - sono quasi 10 anni che aspetto lo status di rifugiato. Non era mia intenzione far del male né al proprietario dell'internet point né al volontario, ma volevo attirare l'attenzione sulla mia situazione».

Osain Mohamed Sharif, secondo quanto detto da lui stesso, inizialmente avrebbe presentato un domanda per ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che gli sarebbe però stata respinta. Così ne ha inoltrata un'altra, a cui però non avrebbe ricevuto risposta. Poi, circa 5 mesi fa, l'arrivo a Treviso, dove era stato intercettato dalla Caritas. L'uomo avrebbe dato segnali di essere in una condizione di sofferenza psichica ed aveva manifestato l'intenzione di tornare in Bangladesh. L'associazione di beneficenza avrebbe anche informato Prefettura e Questura (il 35enne è privo di documenti e non ha la tessera sanitaria) invitandoli a prendere contatto con la Uls per farlo prendere in carico dai servizi sociali, ma a quelle mail non c'è stato alcun riscontro.

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