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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca Santa Bona

Scandalo assegnazioni case popolari, tra gli indagati c'è anche un ex consigliere comunale

Enrico Renosto, ex capogruppo a Palazzo dei Trecento del Pdl, passato poi per i montiani ed infine candidato alle ultime amministrative in una lista a sostegno di Mario Conte (ma non è stato eletto), risulta fra le trenta persone che sono sotto inchiesta per corruzione ed abuso d’ufficio

C'è anche il nome di un ex consigliere comunale che appare fra le carte con cui, lo scorso 4 maggio, il pubblico ministero Gabriella Cama ha chiesto una proroga all'attività di indagini preliminari sullo "scandalo" dell'assegnazione delle case in edilizia popolare nel comune di Treviso. Enrico Renosto, ex capogruppo a Palazzo dei Trecento del Pdl, passato poi per i montiani ed infine candidato alle ultime amministrative in una lista a sostegno di Mario Conte (ma non è stato eletto) risulta è fra le trenta persone che sono sotto inchiesta per corruzione ed abuso d’ufficio. Finito nella rete degli inquirenti è anche il funzionario dirigente del settore, Stefano Pivato.
«La posizione di Enrico Renosto - spiega il suo legale, l'avvocato Maurizio Paniz - è tutta da definire. Non sappiamo perchè l'ex consigliere sia stato indagato e quali siano le contestazioni a suo carico, per ora ci atteniamo a quello che sta facendo la Procura che ha chiesto la proroga delle indagini, al termine delle quali decideremo in che modo ci difenderemo».

Renosto, cresciuto in via Ronchese, nella zona di Santa Bona, oggetto delle assegnazioni incriminate come anche le case di Borgo Capriolo, via Bindoni, via Bianchini, via Mantovani Orsetti, Borgo Mestre e viale Nazioni Unite, che sarebbero andate in prevalenza a famiglie di origine rom utilizzando il meccanismo delle assegnazioni fatte secondo la cosidetta "emergenza abitativa", sarebbe stato uno dei mediatori (il condizionale è d'obbligo data la fase dell'inchiesta), un segnalatore di "casi particolari" che si sarebbe attivato per fare avere l'abitazione a persone e famiglie che avrebbero corrotto i dipendenti pubblici dietro a "promesse di denaro o altra utilità". L'ex consigliere, che non risulta essere stato però oggetto di perquisizione, dice di essere totalmente estraneo alla vicenda. «Se ho fatto delle segnalazioni  - dice  - si è trattato di casi delicati e meritevoli di cui mi sono occupato in maniera del tutto disinteressata».

Al vertice della "cupola" ci sarebbero stati, oltre ai sei dipendenti comunali tra cui funzionari, segretari e segretarie del servizio casa e dello Sportello unico edilizia del Comune, almeno almeno quattro persone, quasi tutte con precedenti alle spalle, che fungevano da intermediari per conto di alcune famiglie rom che si sono viste assegnare l'alloggio con logiche che poco avevano a che vedere con l'emergenza abitativa. Tra i coinvolti ci sono esponenti storici dei clan nomadi trevigiani, tra cui Gigante Levacovic (definito come una figura di primo piano dell'inchiesta) e perfino la moglie di Ronnie Levacovic, il 25enne che lo scorso 24 marzo scorso provocò l'incidente, a Preganziol lungo il Terraglio, in cui persero la vita Mara Visentin e Miriam Cappelletto.

Alla base dell'accordo tra impiegati pubblici e intermediari ci sarerebbe stata l'intesa affinchè le persone inserite negli alloggi di edilizia popolare non creassero problemi dal punto di vista dell'ordine pubblico. Un patto che sarebbe stato però violato a inizio febbraio, quando moglie e figlia di un residente di via Bianchini vennero aggredite da una donna rom: l'episodio fece scattare gli accertamenti del caso da parte di Ca' Sugana sia su chi occupava gli alloggi sia dal punto di vista fiscale sui mezzi dei proprietari, macchine  da decine di migliaia di euro.

«Erano anni - dice l'ex consigliere comunale della Lega Pierantonio Fanton - che si vedevano accadere "cose strane" in merito alle assegnazioni di emergenza, che andavano quasi esclusivamente a persone di etnia rom. Il Comune sapeva? Certo non ci sono responsabilità penali, ma l'aver ignorato quello che era sotto gli occhi di tutti certamente è una "colpa" politica. A febbraio il sindaco Conte ha sospeso tutte le assegnazioni, ma ormai i buoi erano tutti scappati dalla stalla». 

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