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Cronaca

Scandalo Nft, 700 truffati per un valore che si aggira intorno ai 23 milioni di euro

Le cifre, aggiornate al 18 aprile (due settimane dopo l'ultimo giorno utile per presentare le querele) rappresentano solo una parte dei clienti "beffati e dei soldi che sarebbero spariti nelle operazioni della New Financial Technology, che trattava in criptovalute, molti dei quali non hanno presentato denuncia

Ventitré milioni di euro. Questo, secondo i magistrati trevigiani che si stanno occupando dello "scandalo" della New Financial Technology, sarebbe la perdita "monstre" denunciata dagli oltre 700 clienti che sarebbero stati truffati dalla società, che aveva la sua base operativa a Silea, che aveva promesso guadagni mirabolanti - pari anche al 10% mensile - ai clienti che investivano in criptovalute.

Ma la stima, perchè di questo si tratta, sarebbe nettamente al ribasso: il numero di querele per truffa è stato aggiornato al 18 aprile (due settimane dopo l'ultimo giorno utile per la presentazione) ma tanti tra quelli che avrebbero creduto a Christian Visentin, Emanuele Giulllini e Mauro Rizzato, le teste dell'organizzazione indagate anche per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, e alle altre 35 persone persone finite sotto i riflettori della Procura trevigiana (gli altri reati sono l'abusivismo finanziario, il riciclaggio, l'autoriciclaggio e il reimpiego in attività economiche dei profitti realizzati) non avrebbero denunciato. «Ma chi è rimasto intrappolato in queesto giochino - spiega il Procuratore di Treviso Marco Martani - potrebbe comunque costituirsi come parte civile in un ipotetico processo in quanto vittima di un altro dei reati procedibili d'ufficio».

I movimenti di denaro della Nft porterebbero a 7 paesi (Lituania, Bulgaria, Svezia, Spegna, Croazia, Molta e Repubblica Ceca) verso i quali è stata inoltrata una rogatoria per le indagini bancarie. Altri tre stati - Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti - sono invece oggetto di una attiva collaborazione a livello di polizia che potrebbe condurre a identiche richieste.

L'inchiesta, condotta dai pubblici ministeri Giulio Caprarola e Michele Permunian, avrebbe accertato che il meccanismo del cosiddetto "arbitraggio", ovvero l'acquisto e la vendita di criptovalute su diverse piattaforme, meccanismo che avrebbe consentito di guadagnare con i differenziali di prezzo, non sarebbe in realtà mai avvenuto. I clienti che avrebbero in effetti ricevuto gli interessi pattuiti negli accordi sarebbero stati pagati secondo il più classico degli "schema Ponzi", ovvero utilizzando il denaro dei nuovi investitori.

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