Cronaca

Nuovo edificio alla ex-Provincia: si chiude un "buco nero" e si rivitalizza l'area

La lettera di Luigi Calesso: "A difendere l’edificio poteva provvedere la precedente amministrazione intervenendo con specifiche misure o più semplicemente elevandone il grado di protezione ma non lo ha fatto"

TREVISO Con l’avvio dei lavori per il recupero del complesso di edifici della ex-sede provinciale di viale Battisti si concretizza la prospettiva di restituire vitalità ad un quadrante della città ora svuotato di funzioni e che la nuova vitalità sarà ottenuta anche grazie agli importanti benefici che il Comune otterrà dall’operazione. E’ vero che assistiamo alla demolizione di un edificio da molti ritenuto di grande valore architettonico, ma, purtroppo la Soprintendenza per i beni e le attività culturali non lo ha ritenuto degno di tutela quando ha sancito: "Si ritiene che non sussistano i requisiti di carattere storico e artistico necessari per la sotto posizione a tutela ai sensi dell'art. 2, comma 6 del D. Lgs 29.10.1999, n. 490". A difendere l’edificio poteva provvedere la precedente amministrazione intervenendo con specifiche misure o più semplicemente elevandone il grado di protezione ma non lo ha fatto: il grado di protezione 4 (insufficiente per garantire la non demolizione dell’edificio) è stato attribuito, infatti, dalla variante generale al PRG voluta dai governi leghisti della città.

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Va anche ricordato che se la società proprietaria del complesso avesse avanzato una richiesta di permesso di costruire che prevedesse la demolizione del fabbricato attuale e la ricostruzione di un edificio di pari morfologia, di maggiore altezza e di maggior volume, tale richiesta avrebbe dovuto essere accolta dagli uffici comunali senza bisogno neppure del passaggio in Consiglio Comunale. Ciò in ragione delle superiori disposizioni del III piano casa, delle sue convergenti interpretazioni e, più di recente, della circolare interpretativa regionale. In questo caso, l’edifico sarebbe comunque stato demolito e il Comune non avrebbe ottenuto altro beneficio che quello degli oneri di urbanizzazione e non si sarebbe dato vita ad un intervento in grado di contribuire alla rivitalizzazione del centro storico cittadino.

Grazie all’accordo a suo tempo raggiungo con la proprietà, invece, l’amministrazione comunale e la città ottengono importanti risultati a cominciare dall’acquisizione della ex-sala consiliare e della soprastante sala Marton che potranno essere destinate ad attività culturali o economiche e dell’edificio ex-Prisma che potrà essere destinato ai Giudici di Pace e che dovranno essere consegnate in condizioni di agibilità con interventi a carico della proprietà. Sul fronte della tutela del valore architettonico dell’edificio preesistente e dell’inserimento di uqello nuovo nel contesto urbano  l’amministrazione ha ottenuto il mantenimento della facciata con la meridiana e del portico ad uso pubblico (elementi qualificanti della progettazione di Piccinato), il contenimento dell’altezza massima del palazzo che verrà realizzato, l'imposizione di tempi stretti nella disponibilità degli spazi pubblici. Dal punto di vista ambientale richieste dell’amministrazione e scelte della proprietà hanno portato all’abbandono del progetto iniziale di due piani di parcheggi interrati, contribuendo così a garantire la tutela idrogeologica dell’area. La possibilità che l’ex-prisma venga utilizzato come sede di giudici di pace e l’utilizzo delle sale (consiliare e Marton) per attività culturali potranno garantire una frequentazione della zona negli orari (quelli di ufficio e quelli serali) in cui la presenza di residenti (che di giorno lasciano le case) non assicura automaticamente la vitalità dell’area. La chiusura del “buco nero” della ex-sede provinciale rappresenta, quindi, un indubbio successo dell’amministrazione Manildo una gran parte del merito del quale va al Presidente della Commissione Urbanistica ing. Giovanni Negro per il decisivo lavoro che ha svolto per ottenere questo risultato.

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