Cronaca

Il server non riceve il fascicolo, stop all'indagine sulla truffe di Veneto Banca

Il sistema non riesce a trasmettere telematicamente gli atti a Padova a causa dell'alto numero parti offese, che sarebbero oltre tremila. Nel materiale anche lo stralcio di quattro posizioni su otto, tutte persone originariamente indagate per le quali la Procura intende chiedere l'archiviazione

Il fascicolo di indagine su Veneto Banca relativo all'inchiesta sulle truffe, per il quale la Procura ha ipotizzato anche l'associazione a delinquere, risulta "impantanato" a Treviso. Il motivo? Gli atti, per i quali i pubblici ministeri Massimo De Bortoli e Gabriella Cama vogliono arrivare allo stralcio di 4 indagati su 8 (posizioni per le quali verrà chiesta l'archiviazione) devono essere trasferiti per via telematica prima che vengano effettuate le notifiche, ma il server di Padova, quello a cui si appoggiano i vari uffici di giustizia del Veneto, non è in grado di riceverlo. La causa sarebbero le dimensioni del fascicolo stesso, che vede oltre tremila parti lese fra risparmiatori della regione e quelli che avevano dato il "là" all'indagine di Verbania, unificata a quella che è stata chiusa a Treviso.

«Il materiale - spiega De Bortoli, che è anche procuratore facente funzioni in attesa della nomina di una nuovo capo della Procura - è di fatto non trasmissibile perché ogni volta che tentiamo di caricarlo il server si blocca per l'enorme mole. Abbiamo chiesto al servizio di assistenza tecnica che si trova a Bologna di effettuare direttamente il "montaggio" ma alla nostra richiesta, che risale ai primi di luglio, non è ancora stata data un risposta».

A otto persone  ( l'ex amministratore delegato Vincenzo Consoli, l'ex condirettore generale e responsabile dell'area commerciale Mosé Fagian, l'ex responsabile della Direzione Centrale Pianificazione - Controllo Renato Merlo, l'ex responsabile della Direzione Centrale Amministrazione e, dopo il 2014, Dirigente Preposto alla redazione dei libri contabili societari Stefano Bertolo, l'ex responsabile della Direzione Centrale Compliance Massimo Lembo, Cataldo Piccarretta, che di Veneto Banca era stato il direttore dell'Area Mercato Italia e due amministratori) la Procura aveva contestato l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa per oltre cento milioni di euro. Secondo quanto emerso nell'inchiesto, partita nell'autunno del 2017, tra il 2012 e il 2015 Vincenzo Consoli e gli altri «promuovevano, costituivano e organizzavano una associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa attraverso il personale dell'istituto di credito concernenti la vendita a condizioni inique di titoli azionari e obbligazionari».

Per i pubblici ministeri trevigiani i vertici di Veneto Banca erano tutti a conoscenza del fatto che «la società si trovava in una situazione patrimoniale e finanziaria assai critica» eppure il valore delle azioni era ampiamente sovrastimato di almeno il 40% quantomeno a decorrere dal 2012. Il danno netto provocato alla clientela viene stimato a 107 milioni e 572 mila euro. Tra le contestazioni anche l'erogazione di prestiti finalizzati all'acquisto di azioni (le cosiddette baciate) in violazione delle disposizioni degli organismi di vigilanza bancari per un ammontare di circa 400 milioni.

I magistrati ipotizzano inoltre che gli otto, di cui quattro però escono dalle indagini e per loro sarà chiesta l'archiviazione, avrebbero fatto sì che il personale direttivo e impiegatizio delle filiali di tutto il gruppo - che però secondo i magistrati era inconsapevole del reale valore dei titoli azionari e obbligazionari proposti ai clienti e della reale situazione finanziaria della banca - ponesse in essere nei rapporti con la clientela artici e raggiri consistiti nel proporre l'investimento come sicuro spesso a persone non in grado, per livello di istruzione, per età avanzata o per tipologia di professione, di valutare correttamente il rischio. Inoltre in alcuni caso sarebbero state apposte sulla documentazione inerente l'acquisto di titoli firme dei clienti che però sarebbero risultate essere false.

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