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Martedì, 29 Novembre 2022
Cronaca

Vendeva software "craccato" per il ricamo, denunciata una 30enne

Una multinazionale si è rivolta nei mesi scorsi alla Guardia di Finanza di Treviso che ha condotto l'indagine. La donna proponeva su un gruppo social (“Il mondo del ricamo”) il programma a 60 euro mentre il costo di mercato era di circa 1600 euro

Violazione della normativa che tutela il diritto d’autore e delle opere dell’ingegno. Questo il reato di cui dovrà rispondere una 30enne trevigiana che avrebbe diffuso on line, su varie piattaforme social, un costosissimo software per cucire e ricamare, realizzato da una multinazionale giapponese, titolare dei relativi diritti di produzione e commercializzazione. Il programma era stato illecitamente duplicato e distribuito online, su note piattaforme social. Ad incastrare le donna sono state le indagini delle fiamme gialle del comando provinciale di Treviso, coordinate dalla locale Procura della Repubblica: i finanzieri hanno individuato e sequestrato diverse copie abusive del programma.

Le indagini hanno preso spunto da una denuncia, presentata alla Guardia di Finanza di Treviso dalla stessa multinazionale, che aveva avuto notizia dell’esistenza di un gruppo social denominato “Il mondo del ricamo”, con circa 250 utenti: alcuni di questi, nei diversi post, commentavano entusiasticamente la possibilità di acquistare, a 60 euro, a fronte di un prezzo di listino di 1.600 euro, una versione “craccata” del programma di ricamo.

Dagli approfondimenti dei finanzieri del Gruppo di Treviso, è emerso il diretto coinvolgimento dell’amministratrice del gruppo social che, sfruttando l’anonimato garantito dal nickname con cui si era registrata nella piattaforma online, dopo aver ricevuto il pagamento su una carta Postepay a lei intestata, non solo consegnava a ciascun acquirente il software illecitamente riprodotto, ma addirittura offriva un qualificato “servizio telefonico” di assistenza post-vendita per il corretto utilizzo del programma. Localizzare la donna non è stato semplice, atteso che essa, sulla carta, risiedeva a Treviso nella cosiddetta “via fittizia”, utilizzata dal comune per attribuire un domicilio ai senza fissa dimora. Monitorando il traffico telefonico, gli investigatori sono riusciti a ricostruire gli spostamenti della trentenne e a perquisire un appartamento di cui aveva la disponibilità, sequestrando una chiavetta USB contenente la copia illecita del programma, che veniva di volta in volta duplicato in base alle richieste di acquisto.

La donna, denunciata per violazione della legge sulla protezione del diritto d’autore, rischia ora una pena da sei mesi a tre anni di reclusione. Ma non solo: grazie all’analisi del traffico telefonico e dei pagamenti avvenuti sulla carta Postepay, sarà ora possibile risalire anche ai numerosi “clienti” che hanno acquistato il software, per i quali è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 100 a 7.000 euro. L’operazione conclusa dai finanzieri trevigiani testimonia l’impegno quotidiano per salvaguardare gli operatori economici onesti e il corretto funzionamento del mercato dei beni e dei servizi, a fronte di condotte illecite che determinano danni ingenti, non solo in termini patrimoniali, ma anche di immagine e di reputazione commerciale.

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