Cronaca

Treviso sotterranea: viaggio tra i tesori sopra e sotto le mura

Il progetto presentato dall'associazione Treviso Sotterranea al Comune di Treviso che punta a rendere accessibili alcune aree delle mura

TREVISO Era il 1509 quando la lega di Cambrai, antiveneziana, nell’invadere il Veneto conquistò molte città di pianura, tra cui Padova. E Treviso divenne un baluardo strategico per proteggere San Marco, tanto che fu necessario realizzare nuove mura adatte alle diverse tecnologie belliche. Del progetto si occupò Fra Giocondo, ingegnere militare di origini veronesi. L’anello e le porte vennero conclusi alcuni decenni dopo e tra l’800 e il ‘900 diverse parti vennero demolite e inglobate in nuovi edifici in quanto quei cinque chilometri di mura vennero visti come un ostacolo all’espansione della città.

A 500 anni dalla nascita di uno degli aspetti più caratteristici della città, l’associazione Treviso Sotterranea ha proposto al Comune di Treviso un progetto per proteggere e valorizzare questo monumento, farlo conoscere e renderlo accessibile, anche nei sotterranei, per visite guidate e incontri e confronti culturali. Il percorso “Sotto sopra” le Mura si articola in otto stazioni principali:

  1. Bastione di Santa Sofia: una delle strutture meglio conservate, i cui ambienti ipogei sono ancora accessibili. All’interno ci sono sei sale e un lungo corridoio esterno su cui si affacciano le cannoniere. Le tre sale a ovest conservano la copertura a volta, le tre a nord sono parzialmente crollate a causa di una bomba durante la seconda guerra mondiale. Una sola stanza verrà chiusa al pubblico per motivi di sicurezza, ma le restanti potranno essere utilizzate per esposizioni o piccoli eventi.
  2. Golena di via Nino Bixio: l’area presenta un tratto di mura ancora ben conservato dove è visibile, in alcuni tratti, la camicia esterna.
  3. Mura in corrispondenza delle scuole Stefanini: raggiungibile attraverso un cancelletto di fronte alla statua della “Latera”, le chiavi sono depositate presso l’ufficio Verde Pubblico.
  4. Rifugio antiaereo della prima guerra mondiale: attualmente chiuso da una grata di legno, sarà sistemato e reso accessibile.
  5. Porta San Tomaso – area ipogea: l’area al di sotto della porta, da poco ristrutturata, sarà “recintata” con una grata di chiusura comunque apribile.
  6. Golena di Varco Manzoni: è possibile arrivare in prossimità di porta San Tomaso e osservare da vicino la struttura delle cannoniere.
  7. Porta San Tomaso: una delle più belle della città, sarà accessibile per visite guidate.
  8. Rifugio prima guerra mondiale – Penisola del paradiso: il tratto è raggiungibile attraverso un cancelletto (chiavi all’ufficio Verde Pubblico). Sulla penisola c’è un rifugio antiaereo con una lapide che porta un’incisione sugli anni della prima guerra mondiale.
  9. Ponte de Pria e cortile palazzo Rinaldi: il ponte de Pria conserva ancora buona parte dei suoi meccanismi per la gestione delle acque del canale e sono visibili, nei pressi della struttura, le grate originali del ‘500.

Il progetto presentato dall’associazione Treviso Sotterranea punta a rendere visitabili alcune aree che attualmente non sono accessibili. Tra queste:

Porta Santi Quaranta, realizzata tra il 1516 e il 1517, che riprende le forme dei tempi classici. La struttura in pietra d’Istria e le decorazioni ricordano la ricchezza di Venezia. Sulla facciata si trovano tre aperture, una per il passaggio dei carri e due per le persone. Sotto il livello del suolo, nell’ambiente ipogeo sono ancora presenti i fori per le cannoniere. Secondo l’associazione la sala del sottotetto potrebbe diventare la prima tappa della visita al museo diffuso.

Porta San Tomaso, eretta nel 1518 dal podestà Paolo Nani, è la più maestosa e ricorda gli antichi archi classici trionfali. Anche in questo caso sono presenti tre aperture e la porta è sormontata da una cupola in piombo e legno che regge la statua di San Paolo. È un piccolo portoncino a permettere di raggiungere il sottotetto dopo aver percorso una scala in pietra. Anche Porta San Tomaso ha un ambiente ipogeo visitabile che nacque come rifugio antiaereo nella seconda guerra mondiale. In questo caso l’associazione, oltre a rendere l’area visitabile, ritiene che possano essere organizzati al piano terra e nel sottotetto incontri di approfondimento.

Il Bastione di Santa Sofia, una delle strutture meglio conservate. L’area ipogea è stata in parte modificata. Attualmente sono presenti sei sale e un lungo corridoio esterno che collega gli ambienti fra di loro e su cui si affacciano le cannoniere. Tre di queste sale, quelle a ovest, conservano la copertura a volta, mentre le tre stanze a nord sono parzialmente crollate a causa di una bomba della seconda guerra mondiale che ha colpito il terrapieno sovrastante. La struttura, dopo il restauro, diverrebbe un ampio spazio polifunzionale, sicuramente adatto per la realizzazione di una esposizione permanente sulle mura della città con ricostruzioni e reperti storico-archeologici. L’ambiente permetterebbe, inoltre, di realizzare anche delle attività didattiche e dei laboratori per le classi di studenti che, alla fine della visita guidata, potrebbero arrivare in questo luogo e approfondire la conoscenze sulla Treviso cinquecentesca. Lo spazio potrebbe anche essere utilizzato per conferenze, convegni e divenire una sala suggestiva per i confronti culturali e non.

Le prime visite guidate potranno essere effettuate nel fine settimana del 30 e del 31 maggio. Per informazioni ci si può rivolgere all'associazione Treviso Sotterranea (presente anche alla fiera 4 Passi).

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