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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Violenza sessuale fra colleghi, l'Appello conferma la condanna nei confronti di un 28enne

Gli episodi sarebbero avvenuti nel 2018, all'interno di un salone di parrucchieri dove lavoravano i protagonisti della vicenda. Per l'uomo la sentenza è la stessa del primo grado di giudizio, quando in abbreviato prese due anni e due mesi

La difesa, affidata all'avvocato Bottoli, aveva provato a giocarsi l'ultima carta: l'imputato, questa era la tesi, avrebbe confessato alla moglie di avere una amante e questa avrebbe mandato dei messaggi offensivi alla presunta vittima, che solo a quel punto, per paura di vedere scoperata la relazione extraconiugale, avrebbe denunciato due episodi che sarebbero stati però del tutto consensuali. Ma i giudici della Corte d'Appello di Venezia, la settimana scorsa,  hanno riconosciuto la violenza sessuale, confermando la condanna inflitta in primo grado a Treviso (in abbreviato) a 2 anni e 2 mesi di reclusione.

La vicenda risale al 2018 quando l'uomo, un 28enne dipendente di un salone di parrucchieri dell'immediata periferia del capoluogo, avrebbe esercirtato violenza nei confronti di una collega, che aveva dieci anni in più, per ben due volte nel breve arco di 5 giorni. Lui, sposato da poco tempo, si sarebbe dimostrato spigliato e piuttosto provocatorio con tutte le colleghe del salone. Vantava particolari qualità sotto le lenzuola e con gli oggetti del mestiere avrebbe anche mimato atti sessuali. L’attenzione del parrucchiere, secondo quanto denunciato dalla donna, si sarebbe concentrata su di lei, attraverso  avances ripetute e tentando di lusingarla dicendole che aveva molto “sex appeal”. 

Fino a quando un giorno, negli spogliatoi  femminili, la 38enne vede all’improvviso irrompere nella stanza il collega che la prende alle spalle e le ordina di non gridare. Dopo averla violentata, la lascia sul posto. Ma non finisce lì perché cinque giorni più tardi, mentre a fine turno è intenta a fare le pulizie di una stanza, viene di nuovo avvicinata dal collega che chiude la porta a chiave e ripete la violenza carnale di qualche giorno prima, dopo averla sbattuta contro un muro. 

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