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Cronaca

Depone il falso, impiegata 54enne finisce a giudizio

Anna Coluccia, 54 anni vittoriese, è accusata di aver reso dichiarazioni non vere durante il processo all'amministratore di fatto della società per cui lavorava, implicato in un giro di fallimenti pilotati

«Io Bartolomeo Catenacci non lo conosco«. Peccato che sentita a sommarie dichiarazioni Anna Coluccia, una vittoriese di 54 anni, avesse detto esattamente il contrario. Per quelle frasi ripetute davanti al giudice monocratico di Treviso e che valsero a Catennacci, nel 2103, l'assoluzione dal reato di appropriazione indebita, la donna si ritrova imputata per falsa testimonianza.

E' un processo il suo che dura da oltre 8 anni e soltanto le varie sospensioni per il Covid tengono alzata la ghigliottina della prescrizione. Perché il testimone chiave in questo procedimento è proprio Catennacci, un romano invischiato in una serie di fallimenti pilotati in provincia di Treviso; è lui l'unico che può dire se la Coluccia abbia mai ricevuto ordini o buste paga da lui, che era accusato di essere l'amministratore di fatto della "Veneta Servizi", una srl per la quale la 54enne aveva lavorato. Ma l'uomo si è sempre rifiutato di testimoniare: tre anni fa ha anche ricevuto una sanzione di 500 euro dal gup Piera De Stefani e la stessa ammenda gli è stata comminata oggi dal giudice Umberto Donà, che ne ha disposto anche l'accompagnamento coatto.

Catenacci era rimasto implicato in una storia di ditte di pulizie,  già affermate e con un buon giro di clienti, che avrebbe rilevato insieme ad un complice, il 48enne Carlo Palmisano, residente a Colle Umberto, e affidato la gestione  a parenti o a piccoli pregiudicati. Poi con il passare del tempo spogliavano le società di tutti i beni e ne dichiaravano il fallimento; subito dopo nasceva una nuova società alla quale trasferivano clientela e dipendenti. Con questo sistema i due, entrambi della provincia di Roma, sono riusciti ad appropriarsi di 2 milioni di euro. Vittime dei loro raggiri erano i dipendenti delle ditte di pulizie che spesso rimanevano senza stipendio e che altre volte perdevano proprio il posto di lavoro.

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