Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca San Giuseppe / Viale Giuseppe Verdi

Imprenditore fallito rischia di perdere la casa e minaccia di farsi esplodere di fronte al tribunale

L'allarme in mattinata al palazzo di giustizia di via Verdi a Treviso. Intervenuti i carabinieri, polizia, polizia locale e infermieri del Suem 118. Massimo Baggio, 54enne di Resana, si è legato al portone d'ingresso alle 7.30 del mattino, con una borsa che si ipotizzava potesse contenere un fantomatico ordigno

Il tribunale di Treviso

Allarme nella prima mattinata di oggi, 7 luglio, all'esterno del tribunale di Treviso, in via Verdi. Un imprenditore 54enne di Resana, Massimo Baggio, ha minacciato di far saltare in aria il palazzo di giustizia. Intervenuti sul posto Suem 118, polizia, polizia locale e carabinieri. Baggio, autotrasportatore, si è legato al portone d'ingresso alle 7.30 del mattino, con una borsa che si ipotizza dovrebbe contenere il fantomatico ordigno.

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Alla base della protesta dell'uomo ci sarebbe una procedura fallimentare che riguarda anche l'abitazione dove vive l'ex moglie, da cui è divorziato dal 2016, con i figli. La casa, un villino del valore di circa 400 mila euro che si trova a Resana, sarebbe dovuta andare all'asta domani. «Sono venuti a casa mia dicendo ai miei figli che devono andare via, voglio parlare con il curatore fallimentare ed il giudice»: ha detto l'uomo. Insieme all'abitazione nel fallimento, dichiarato nel 2018 che riguardava una società di autotrasporti in accomandita semplice, sono finiti un appartamento a Bibione, un terreno sempre a Resana e un parte di una eredità.  L'asta è comunque destinata ad andare deserta e per la vendita se ne riparlerà fra 3 mesi.

«La mia ex moglie - ha detto Baggio mentre fingeva di tenere le mani sul detonatore - si è portata via tutto. Ho spiegato al curatore fallimentare che i miei debiti li avrei potuti pagare con i soldi del risarcimento che ho chiesto a mio fratello per il pestaggio di cui sono rimasto vittima ad opera sua, che mi ha anche impedito di continuare al lavorare come prima e che ha fortemente traumatizzato mia figlia, in braccio a me quando è accaduto. Ma non ne ha voluto sapere. Mi chiedo come mai la giustizia italiana sia stata tanto veloce per il mio fallimento ma delle cause civili e penali che ho intentato non se ne sia fatto nulla»

Intervenuti come mediatori il Questore, Vito Montaruli, il comandante provinciale dell'Arma, Gianfilippo Magro, e il comandante della Guardia di Finanza, Francesco Di Giacomo. La situazione è tornata alla normalità attorno alle 10.30 quando l'uomo è stato fatto entrare in tribunale dopo aver ricevuto rassicurazioni dal presidente della sezione fallimentare, il giudice Briuno Casciarri. Gli artificieri hanno controllato la borsa trovandovi all'interno delle bottigliette d'acqua e dei fazzoletti di carta.

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