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Cronaca

Colpo di scena: il processo ai revisori di Veneto Banca torna a Treviso

A tre anni dalla chiusura delle indagini e la trasmissione degli atti alla Procura di Roma il Tribunale capitolino decide sulla competenza territoriale. Ma i reati di cui è accusata Alessandra Mingozzi, responsabile dei lavori di revisione di Veneto Banca, finiranno tutti in prescrizione

A quasi tre anni da quando i pubblici ministeri Massimo De Bortoli e Gabriella Cama chiusero le indagini sulla PriceWaterhousecoopers e sul socio della società di revisione Alessandra Mingozzi che era il responsabile dei lavori di revisione di Veneto Banca, il processo torna da Roma a Treviso. La Mingozzi è accusata dei reati di falso in revisione e ostacolo alla vigilanza, quest'ultimo, fattispecie più grave, formalizzato proprio nella Capitale in quanto sede delle Banca d'Italia.

E' questo il colpo di scena che esce dal cilindro della prima udienza dibattimentale del processo a carico del socio della Pwc. Ma non è l'unico: ora la questione sarà affrontata dalla Cassazione (come previsto delle nuove norme della riforma Cartabia) e, nel caso gli Ermellini avvallino quanto deciso ieri, la Procura trevigiana sarà chiamata a celebrare una nuova udienza preliminare e a calendarizzare l'eventuale giudizio. Con il risultato che il processo si riaprirà quando i reati saranno tutti già prescritti.

«Non conosciamo le motivazioni del Tribunale di Roma - dice sorpreso ma anche sconsolato il sostituto procuratore Massimo De Bortoli - ma questo processo comincia quando è già morto. Con la collega Cama avevamo  individuato precisamente, e anche motivato in maniera esaustiva, perché il procedimento dovesse andare alla Procura della Capitale. Ora, se la decisione verrà ratificata dalla Cassazione, non vedo margini per portare a casa tutto il lavoro che è stato fatto dato che i reati si sarebbero concretizzati al massimo nel corso del 2015».

Non è la prima volta che il nome di Alessandra Mingozzi compare nella vicenda del crac di Veneto Banca. Nell'ottobre del 2018 infatti la Consob le aveva inflitto una multa da 600 mila euro per il lavoro svolto sul bilancio consolidato 2014 e su quello consolidato abbreviato sui primi mesi del 2015, così come anche sulla valutazione dell'acquisto di 1.100 mutui ipotecari vitalizi da Jp Morgan, effettuata a febbraio 2015, per un controvalore di 205 milioni. Pagati anche con azioni Veneto Banca per 30 milioni, che avevano permesso a soci "vip", in lista d'attesa, di vendere le azioni che nel frattempo stavano perdendo valore. Nel caso dei bilanci, Consob contestò a Pwc irregolarità sulle valutazioni di una serie di aspetti, che vanno dalla valutazione delle attività finanziarie disponibili alla vendita alle verifiche sui crediti verso i clienti e poi le valutazioni delle partecipazioni, dell'avviamento, delle verifiche sui fondi rischi e delle azioni proprie. Ma nella delibera di Consob che applica la multa l'authority contestava  anche il livello di cooperazione con Veneto Banca di Pwc, in particolare «i significativi ritardi nella predisposizione delle note di chiarimento richieste» e le risposte «spesso non conclusive e in taluni casi incoerenti».

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