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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Truffe Veneto Banca, Merlo: «Ho perso gran parte dei miei risparmi con il crollo delle azioni»

Nel corso dell'udienza preliminare di fronte al gup Piera De Stefani ci sono state oggi, 23 aprile, le dichiarazioni spontanee del responsabile della “Direzione centrale Pianificazione - Controllo della ex popolare. «La situazione della banca - ha detto - non era nota nel 2012 ed esplose in tutta la sua tragicità soltanto a ridosso della messa in liquidazione»

«Dal 2102 ero responsabile delle banche estere, non avevo voce in capitolo per quanto riguarda la definizione del prezzo delle azioni (che per la Procura sarebbero state vendute ad un valore "gonfiato" anche del 70%, n.d.r.)». Lo ha detto oggi, sabato 23 aprile, Renato Merlo, responsabile della “Direzione centrale Pianificazione - Controllo di Veneto Banca, nel corso dell'udienza preliminare di fronte al gup di Treviso Piera De Stefani e in cui si discute delle vendita delle azioni della banca, avvenuta tra il 2012 e il 2015, e che secondo la Procura di Treviso sarebbe avvenuta a prezzi "estrogenati" e a condizioni inique.

Merlo (difeso dall'avvocato Alberto Mascotto) ha voluto fare delle dichiarazioni spontanee in cui ha cercato di chiarire la propria posizione. «La situazione della banca - ha proseguito Merlo - non era nota nel 2012 ed esplose in tutta la sua tragicità soltanto a ridosso della messa in liquidazione. Io peraltro ho perso gran parte se non tutti i miei risparmi con i titoli di Veneto Banca (circa un milione)».

Sul responsabile della “Direzione centrale Pianificazione - Controllo pesa la richiesta di rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa formulata dai pubblici ministeri Massimo De Bortoli e Gabriella Cama insieme a Giuseppe Cais, che era stato il responsabile della pianificazione di Veneto Banca (difeso dall'avvocato Giuseppe Pugliese), Andrea Zanatta, ex funzionario preposto tra l'altro alla determinazione del prezzo delle azioni (difeso dall'avvocato Boris Cagnin), Mosè Faggiani, che della ex popolare fu condirettore generale e responsabile area commerciale (difeso dall'avvocato Massimiliano Asdrubali) e il direttore generale Vincenzo Consoli (difeso dall'avvocato Ermenegildo Costabile).

Cagnin, Asdrubali e Pugliese hanno sostenuto che il processo è, almeno per i loro assistiti, morto per effetto della prescrizione, che per Cais, Zanatta e Fagiani (contrariamente a Consoli, che sarebbe stato a capo dell'associazione a delinquere) scatterebbe non a otto anni ma dopo sei dalla commissione dei fatti. Le truffe, come ribadito in molteplici sentenze della Cassazione, non si sarebbero materializzate al momento dell'insolvenza dell'istituto di credito - coincidente con la massa in liquidazione - ma nella fase del collocamento, avvenuto peraltro, nelle ipotesi accusatorie, a prezzi considerati iniqui.

I legali hanno inoltre argomentato che nel processo vi sarebbe una disparità di trattamento riguardante i vertici di Veneto Banca, con l'archiviazione chiesta per il dirigente preposto alla redazione dei libri contabili societari Stefano Bertolo, l'ex responsabile della Direzione Centrale Compliance Massimo LemboCataldo Piccarretta, che di Veneto Banca era stato il direttore dell'Area Mercato Italia e per l'ex presidente Flavio Trinca. Se di responsabilità bisogna parlare, hanno sostenuto, dovrebbero essere finiti di fronte al giudice anche loro, con l'intero collegio sindacale e tutti i membri del consiglio di amministrazione.

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