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Esami copiati, il business della "cricca" di Giurisprudenza a Padova e Treviso

Un gruppo di studenti si farebbe pagare 200 euro per dare le risposte via auricolare. Venerdì scorso blitz di poliziotti in borghese in aula per fermare uno dei clienti

TREVISO Duecento euro per far passare l'esame di procedura civile della facoltà di Giurisprudenza agli studenti delle università di Padova e Treviso. Tanto costerebbe essere assistiti via auricolare durante la prova. Ad ideare il questo business sarebbe una cricca di giovani studenti sul cui conto, da tempo, la Procura di Padova sta svolgendo accertamenti. I beneficiari “furbetti”? Studenti universitari da tutta la regione e non solo. Da dicembre ad oggi, sono stati già due gli esposti presentati: l'ultimo ha portato ad un blitz della polizia nel capoluogo patavino, venerdì scorso. Gli agenti si erano presentati in aula in borghese, fingendo di svolgere l'esame, cogliendo sul fatto due giovani che avevano pagato la cricca per passare l'esame.

Tutto ha avuto inizio nel dicembre 2015, quando uno studente venne sorpreso in aula con degli auricolari durante l'esame. Ne è seguito un esposto in Procura da parte del preside della scuola, Daniele Corletto, con il quale l'università ha voluto segnalare non solo la presenza di studenti che copiano durante le sessioni, ma anche la verosimile esistenza di qualcuno che, previo pagamento, forniva ai laureandi le risposte ai quesiti dei test. Un "sospetto" che, ad alcuni mesi di distanza, sarebbe diventato certezza alla luce delle indagini.

Nel mese di maggio, infatti, al preside Corletto venne recapitata una lettera da parte di alcuni iscritti. Una missiva con la quale i giovani riferivano di essere a conoscenza di un gruppo di studenti che - pare in cambio di 200 euro - fornirebbero ai loro colleghi "disperati" il "kit del perfetto copiatore", ovvero un paio di auricolari senza cavo da indossare durante il compito senza paura di essere visti, attraverso cui ricevere in tempo reale le risposte alle domande, garantendosi il superamento dell'esame. Non solo, nella lettera veniva fatto il nome di due persone che il venerdì successivo, durante la prova, avrebbero fatto uso del "pacchetto" di copiatura.

Il contenuto della lettera ha indotto la scuola di Giurisprudenza a presentare una seconda segnalazione in Procura, anche alla luce di un ulteriore episodio avvenuto il martedì precedente, sempre durante l'esame di procedura civile, questa volta nella sede di Treviso: nel mezzo della prova, si è sentito in aula, distintamente, un telefonino in vivavoce e dall'altro capo della cornetta qualcuno che suggeriva le risposte al test. La Procura ha deciso, quindi, di intervenire, e, venerdì scorso, all'esame che si è svolto a Padova, si sono presentati anche alcuni agenti in borghese.

La prova, dato il numero di studenti iscritti, si è svolta in due aule distinte. I poliziotti hanno finto di sostenere il test. In realtà, la loro presenza era mirata a verificare quanto riferito nella lettera degli studenti. Durante la prova, la commissione esaminatrice ha continuato a girare tra i banchi, mentre, fuori dalla porta, attendevano altri due professori. Gli agenti hanno monitorato i due studenti indicati nella missiva e, al termine dell'esame, uno di loro è stato interrogato al fine di risalire ai nomi dei "suggeritori".

Dovesse essere appurata la fondatezza di tali supposizioni, per loro potrebbero esserci conseguenze penalmente rilevanti. La questione è stata presa in carico anche dalla stessa scuola di Giurisprudenza, che, lunedì, ha incontrato le rappresentanze studentesche per illustrare la gravità della situazione. Saranno valutati eventuali provvedimenti disciplinari.

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