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Cronaca

Processo d'Appello sul crac di Veneto Banca, il difensore: «E' tutto un grande equivoco»

A Venezia Vincenzo Consoli affronta il secondo grado nel procedimento per il quale, a Treviso, è stato condannato a 4 anni di reclusione. La sentenza è attesa il 30 gennaio

Gli accantonamenti per i crediti erosi dalla crisi, le baciate, il fondo per i rischi operativi che la banca avrebbe dovuto avere. Tutto, secondo la difesa, sarebbe stato oggetto di "errate valutazioni", non conformi alla normativa in vigore al tempo in cui si sarebbero consumati i fatti ma, appunto, valutati ex post secondo le regole più stringenti di banca d'Italia e della Banca Centrale Europea.

In quasi quattro ore di arringa conclusiva l'avvocato Ermenegildo Costabile, legale di Vincenzo Consoli, ha provato a smontare pezzo per pezzo la tesi dell'accusa nel processo d'Appello che vede l'ex amministratore delegato prima e direttore generale poi di Veneto Banca rispondere di ostacolo alla vigilanza. Il falso in prospetto, reato per il quale (insieme all'ostacolo alle attività di vigilanza di Bankitalia e Consob) Consoli era stato condannato a 4 anni di reclusione, l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, oltre ad una la confisca (che scatterà solo quando la sentenza sarà passata in giudicato e avrà percorso tutti e tre i gradi di giudizio) di 221 milioni di euro dal patrimonio personale, è scomparso dal procedimento, travolto di fatto dalla prescrizione già qualche giorno dopo la sentenza di Treviso.

Costabile ha ripercorso la vicenda della ex popolare con enfasi, ribattendo tutte le piste difensive già prospettate in sede di primo grado: gli accantonamenti, il patrimonio di vigilanza, il denaro dato per acquistare le azioni e il fondo rischi sono stati valutati dai giudici di Treviso in maniera sbagliata. «E' il grande equivoco di questo processo» ha detto, ricordando che le regole "contabili" entrate in vigore e adottate da Banca d'Italia e Bce non era la norma vigente al tempo in cui si sarebbero verificate le violazioni. «E solo il non rispetto della norma - ha detto Costabile - può portare ad una sentenza di condanna».

Per il legale poi «basta parlare di Consoli come il dominus della Banca». «Quello che l'accusa ha definito come dei consigli di amministrazione di cui il mio assistito poteva disporre a piacimento era in realtà formato dal meglio che l'imprenditoria veneta poteva offrire». «Altro che banca sfasciata dal 2013 - ha proseguito - come invece sostenuto dl consulente tecnico dell'accusa, la cui relazione non è però stata tenuta in conto dai giudici di primo grado: quegli erano gli anni in cui Banca d'Italia "invitava" Veneto Banca a fare nuove acquisizioni. E nel 2013 sostanzialmente tutte le attività ispettive vennero superate"».

«I criteri metodologici con cui i criteri di analisi contabili vennero retrodatati anche di due anni - conclude Costabile - non sono stati esplicitati. Si tratta di valutazioni in un certo senso "soggettive", che fanno apparire la ex popolare come una banca decotta. Ma la verità è invece un'altra». Il legale ha chiesto quindi l'assoluzione, in subordine la richiesta di perizia proprio sui punti che riguardano il tema processuale. Si torna in aula il 30 gennaio per la sentenza. 

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