Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Veneto Banca, garantita ad alcuni clienti la remunerazione "certa" delle azioni

Nell'udienza odierna, lunedì 31 maggio, del processo a Vincenzo Consoli nei cui confronti la Procura di Treviso ipotizza i reati di falso in prospetto, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, depone un ispettore della Consob: «Offrirono il 3% semestrale sulle azioni o si impegnarono a ricomprare al valore di collocamento, ad altri scontarono le spese per le commissioni. Tutto avvenne alla vigilia dell'aumento di capitale del 2014»

Ad alcuni clienti di Veneto Banca venne garantita una resa certa delle azioni

Quindici milioni di euro di controvalore in azioni, acquistati alla viglia dell'aumento di capitale del 2014 per i quali Veneto Banca sottoscrisse un accordo di "remunerazione" garantita, il 3% netto oltre alla quota capitale. Questo è emerso nella deposizione odierna, lunedì 31 maggio, di Ernesto Quarto, ispettore della Consob chiamata, per la seconda volta nel giro di un anno, ad un "visita" al quartier generale della ex popolare di Montebelluna, che durò dal 12 gennaio del 2015 e fino al 10 marzo dell'anno successivo. La testimonianza è stata il fulcro della udienza al processo a Vincenzo Consoli, ex amministratore generale dell'istituto di credito e poi direttore generale, alla sbarra per i reati di falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio.

La certezza del rendimento fu un documento redatto in favore di tre imprenditori proprio in vista di quell'operazione "caldeggiata" da Banca d'Italia e che ottenne il via libera da parte della commissione di vigilanza. «Di fatto - ha detto Quarto - fu una iniziativa che stava a certificare che la banca era un organismo sano e invogliare anche i piccoli e medi risparmiatori a sottoscrivere, attraverso l'acquisto di titoli, l'aumento di capitale. Lo sbilancio dell'istituto di credito, cioè il differenziale fra le vendite e gli acquisti di azioni, era in quel periodo molto rilevante, dell'ordine del mezzo milione di euro. Nessuno avrebbe comprato un'azione, che al tempo veniva prezzata al 40,95 euro, sapendo che non avrebbe dato dividendi per almeno due annualità. La vendita di quell'ammontare importante fu insomma un incentivo per gli altri ma nascondeva il fatto che valeva solo per sei mesi e che dava la certezza di una resa garantita».

Allo stesso tempo la seconda ispezione della Consob trovò vari casi in un cui la cessione delle azioni era sottoposta alla cosiddetta "clausola di salvaguardia", cioè all'impegno di Veneto Banca di riacquistare il titolo, qualora avesse perduto parte del suo valore, allo stesso prezzo a cui era stato venduto. In altri casi ai clienti di un certo peso venivano di fatto scontate le commissioni. Ernesto Quarto ha spiegato che, quando nel luglio del 2015 Consoli, già indagato dalla Procura di Roma, lasciò il nuove ruolo di direttore generale, dentro all'istituto di credito «cambiò l'aria e molti, che prima non parlavano, si misero a raccontare le pratiche utilizzate per raccogliere denaro attraverso nuove sottoscrizioni».

Ma per il legale di Consoli, l'avvocato Ermenegildo Costabile, non c'è la prova che il suo assistito fosse a conoscenza delle manovre compiute dalla ex popolare, che infatti licenziò per giusta causa i dirigenti implicati nelle offerte di remunerazione certa.

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