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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca

Violentata dall'amante ma un video scagiona l'imputato

L'uomo, un 40enne di Treviso, è riuscito a dimostrare a processo, grazie alle riprese fatte con il telefonino, che il rapporto sessuale con la presunta vittima, avvenuto nel luglio del 2018, era del tutto consensuale

Malmenata, minacciata con un pistola (rivalatasi poi un giocattolo) e violentata dall'amante, a cui aveva appena detto che il figlio che stava aspettando non era il suo. Questa era l'accusa che una donna 32enne aveva rivolto verso un uomo di 40 anni. Ma era tutto falso: a svelare l'inganno sono state le riprese del rapporto sessuale, fatte con il telefonino, e soprattutto l'incidente probatorio cui la presunta vittima si era sottoposta. Così oggi lui, un residente a Treviso, è stato assolto (in abbreviato, condizionato alle sue dichiarazioni) dall'accusa di violenza sessuale e lesioni. Ha invece preso un mese (con la condizionale) per la minaccia.

Il processo, svoltosi davanti al gup di Treviso Cristian Vettoruzza, era relativo a fatti che si sarebbero verificati nel 2018. L'uomo e la donna, sposata, avrebbero avuto una relazione extraconiugale caratterizzata da incontri ad alto contenuto erotico. Anzi: i loro rapporti, il più delle volte "documentati" da video ritrovati nei cellulari e che spesso venivano pubblicati anche in siti "specializzati" in riprese amatoriali, erano proprio bollenti. Quattro anni fa la donna comunica però all'amico che era rimasta incinta e che il figlio era suo. Da qui comincia una lunga serie di richieste economiche cui l'uomo, single, accondiscende. Fino a quando, nel luglio del 2018, il 40enne l'avrebbe incontrata fuori dall'ospedale del capoluogo: nell'occasione lei, che si era recata al nosocomio per una visita di controllo, vuota il sacco e dice che il bambino di cui era in attesa non è suo ma piuttosto del marito. 

A questo punto  si sarebbe verificato l'episodio che ha portato alla denuncia. Secondo la 32enne l'uomo le avrebbe chiesto di seguirlo a casa sua dove l'avrebbe però aggredita con calci e pugni. Poi, sotto minaccia (con la pistola giocattolo) l'avrebbe anche costretta a subire un rapporto sessuale. La donna sarebbe quindi rientrata in casa, dove ad attenderla ci sarebbe stato il marito, a conoscenza della infedeltà, il quale però, secondo la tesi difensiva, l'avrebbe a sua volta picchiata.

Nel 2020 il 40enne riceve un avviso di garanzia: è accusato di violenza sessuale aggravata dalla minaccia. E finisce a processo. Il suo legale, l'avvocato Alessandro Nava, opta per un abbreviato in un cui l'uomo dimostra, telefonino alla mano, che il rapporto consumato il giorno della presunta violenza è stato più che consensuale. E al gup  non è rimasto che assolverlo.

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