Certificati energetici, le menti della truffa erano i trevigiani Paolo Freda e Roberto Impedovo

Le 15 "Energy Saving Company" finite nella rete delle Fiamme Gialle avrebbero attestato falsamente al Gestore dei Servizi Energetici di aver eseguito oltre 3900 interventi di efficienza energetica

L'indagine è stata portata avanti dalla Guardia di Finanza

Per i difensori degli imprenditori indagati per la  truffa dei certificati energetici portata alla luce da una indagine della Guardia di Finanza di Treviso potrebbe esserci una questione di competenza territoriale, anche alla luce del fatto che il gip di Treviso, che nei confronti dei 28 indagati ha accolto la richiesta di sequestro di beni per 110 milioni di euro tra Padova, Frosinone, Cosenza e Treviso, non vi sarebbero gli estremi dell'associazione a delinquere. Al contrario il sostituto procuratore della Repubblica di Treviso Davide Romanelli, il magistrato che ha condotto l'inchiesta,  è convinto che le menti del raggiro siano i trevigiani Paolo Freda e Roberto Impedovo, ora agli arresti domiciliari e questo porterebbe al fatto che la competenza territoriale è trevigiana .

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La vicenda fa riferimento allo "scandalo" dei cosiddetti certificati bianchi o titoli di efficienza energetica, che oltre a Freda e Impedovo (agli arresti domiciliari) coinvolge tra gli altri anche la padovana Mara Franchin. Le 15 "Energy Saving Company" finite nella rete delle Fiamme Gialle avrebbero attestato falsamente al Gestore dei Servizi Energetici di aver eseguito oltre 3.900 interventi di efficienza energetica, consistenti principalmente nella sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, isolamento di pareti e coperture per il riscaldamento o raffrescamento di involucri edilizi. Era così che si maturava il diritto al rilascio di Titoli di Efficienza Energetica, un contributo pubblico per il risparmio di energia. Ma si sarebbe trattato di una truffa ai danni dell'Erario.

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