Truffe seriali ai danni dei religiosi: un giro da 400mila euro, quattro arresti

L'organizzazione criminale, con base a Torino, ha messo a segno ben 86 colpi in tutta Italia. Tra i truffati anche un frate del convento dei Cappucini di Asolo

In foto: una delle vittime racconta la storia ai carabinieri

I carabinieri di Torino Oltredora hanno individuato, a metà maggio 2019, un’organizzazione criminale finalizzata alle truffe ai danni di parrocchie, conventi, enti religiosi e case di riposo. Eseguiti 12 provvedimenti cautelari. Di questi quattro sono in carcere, tutti di Torino e provincia, e otto sono stati messi agli obblighi di dimora e di firma. Accertati 86 episodi in tutta Italia, per un guadagno di oltre 400mila euro.

I malviventi, secondo la ricostruzione degli investigatori, contattavano telefonicamente le parrocchie, conventi e gli enti religiosi e si qualificavano come rappresentati di enti locali (prevalentemente dipendenti comunali e regionali) o direttori di istituti di credito, per informarli che era stato loro accreditato un contributo (comunale o regionale) erogato in somma maggiore a quella dovuta e pertanto per evitare che lo stesso non venisse poi elargito, li inducevano a versare la differenza (cifre variabili da 2mila a 16.500 euro) su carte Postepay risultate riconducibili agli stessi indagati. Per evitare multe o l’abolizione del beneficio, le vittime versavano la somma richiesta su conti correnti o carte prepagate intestati a prestanome. A questi ultimi andava il 20% del ricavato dalle truffe.

Tra gli 86 enti religiosi truffati dalla banda tra ottobre 2018 e aprile 2019 ci sono 14 parrocchie, 14 conventi di suore, sette scuole cattoliche e due case di riposo per anziani. Tra questi anche un caso avvenuto in provincia di Treviso: si tratta di una truffa ai danni di un frate di 63 anni, originario di Conegliano. I ladri lo avrebbero raggirato nel convento dei frati Cappuccini di Asolo. Al momento sono in corso numerose perquisizioni in tutta Italia. Sequestrate varie carte prepagate, libretti postali, cellulari utilizzati per contattare le vittime e denaro contante. Alcuni dei religiosi colpiti non avevano presentato denuncia e stavano ancora aspettando l'erogazione dei finanziamenti promessi. La donna a capo del gruppo, che è agli arresti domiciliari, era soprannominata 'La zia' (38 anni) si vantava di avere inventato il metodo di raggirare i religiosi, di solito molto anziani (il più giovane ha 63 anni). Per lei, pur essendo torinese, i domiciliari sono scattati in provincia di Siracusa, dove il marito si trova già in carcere per altri reati. L'inchiesta è stata coordinata dal pm Paolo Scafi. «Si è trattato di un lavoro certosino dei carabinieri e del magistrato - ha detto il procuratore reggente Paolo Borgna - che sono andati a scovare ogni singolo caso su tutto il territorio nazionale». «Le statistiche dei primi mesi del 2019 - spiega il colonnello Francesco Rizzo, comandante provinciale dell'Arma - segnano un calo di tutte le tipologie di reato tranne le truffe. Per questo manteniamo altissima l'attenzione e chiediamo ai cittadini di fare altrettanto e a denunciare gli episodi. Pensiamo che gli episodi siano molti di più degli 86 che abbiamo accertato». 

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