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Ulss 8, duecento nuovi casi di tumore al seno tra le donne

Quella del tumore al seno è una patologia che, da diversi anni, nell'Ulss 8 viene trattata in maniera multidisciplinare

MONTEBELLUNA - Duecento nuovi casi di donne trattate per un tumore maligno al seno nell’Ulss 8 nell’ultimo anno. Il tumore al seno è stato al centro di due recenti incontri promossi dall’Ulss 8 e rivolti ai medici di medicina generale del territorio nelle due sedi ospedaliere. Quella del tumore al seno è una patologia che, da diversi anni, nell’Ulss 8 viene trattata in maniera multidisciplinare, con il coinvolgimento di più specialisti che seguono la paziente dal momento della diagnosi fino al follow up. Risale già al 2010, ad esempio, l’avvio dell’Unità funzionale multidisciplinare di patologia della mammella allo scopo di dare forma e continuità a questo tipo di gestione delle pazienti.

Un ulteriore passo è intervenuto lo scorso anno, quando le schede ospedaliere introdotte dalla Regione Veneto hanno riconosciuto la Breast Unit dell’Ulss 8 come centro hub per il trattamento dei tumori al seno, e l’ha inserita tra le strutture  all’interno della rete regionale dei Centri di Senologia del Veneto. “Il percorso verso la completa istituzionalizzazione del Centro – spiega il direttore sanitario, Paola Corziali - , che in futuro avrà anche una propria apicalità, prevede il raggiungimento di una serie di parametri di qualità; possiamo dire che, nel caso dell’Ulss 8, gli obiettivi sono stati raggiunti anche grazie all’attivazione di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale specifico per la patologia mammaria. Un percorso che permette la presa in carico complessiva della paziente con l’obiettivo di individuare le neoplasie ad uno stadio sempre più precoce di malattia e garantire la tempestività del trattamento, nonché la migliore sopravvivenza e qualità di vita”.

Nello specifico il percorso prevede la presa in carico della paziente con modalità di accesso differenziate a seconda che si tratti di una donna con sintomi, o risultata dubbia o positiva allo screening mammografico, o senza sintomi e di età inferiore ai 40 anni o, infine, senza sintomi ma di età superiore ai 40 anni. Fondamentale la gestione in maniera integrata tra gli specialisti che si riuniscono con cadenza settimanale in videoconferenze tra le due sedi ospedaliere per approfondire insieme i casi sospetti, individuati con la mammografia di screening, o quelli dei pazienti inviati dal medico di medicina generale che il radiologo ritiene meritevoli di ulteriori approfondimenti. “Questo approccio multidisciplinare - spiega il dottor Antonio Rizzo – consente, per ogni caso in esame, di decidere la procedura più efficace per giungere alla diagnosi di benignità o malignità e stabilire la terapia individualmente più idonea: nodulectomia, quadrantectomia, asportazione della mammella con eventuale ricostruzione, radioterapia, chemioterapia, assicurando a tutte sostegno psicologico e riabilitativo con un  percorso dedicato per le donne ad alto rischio di cancro anche  in collaborazione con il laboratorio di genetica dello IOV di Padova”.

Il percorso è stato presentato ai medici di medicina generale, evidenziando gli ottimi risultati raggiunti nel tempo rispetto ai parametri definiti dalle Linee guida europee 2006, a partire ad esempio dal ridottissimo tasso di falsi negativi e inadeguati riscontrati , l’assenza di falsi positivi ed una elevatissima concordanza dell’esame immunoistochimico intraoperatorio del linfonodo sentinella. Ottimi anche i tempi medi di refertazione che attualmente di attestano sui 3-4 giorni per  le agobiopsie. Inoltre, la maggior parte delle donne hanno la diagnosi e vengono operate entro i tempi ottimali fissati dal Ministero della Salute. Il tutto entro una cornice di controlli di qualità che rappresentano le fondamenta del futuro accreditamento delle Breast Unit.

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