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Una super perizia inchioda il "falso invalido": i danni subiti passano dal 52% al 7%

A processo per truffa ai danni dello Stato un 51enne di Cordignano: secondo la Procura di Treviso avrebbe già incassato, senza averne diritto, 117 mila euro dopo un infortunio sul lavoro

CORDIGNANO La perizia collegiale super partes a cui è stato sottoposto non lascia spazio a dubbi: l'invalidità del 52% riconosciuta a un 51enne di Cordignano, a processo per truffa aggravata ai danni dello Stato, non corrisponde a realtà. O meglio, il medico legale incaricato dal Tribunale di effettuare l'accertamento, ha sottoscritto che l'invalidità dell'imputato è del 6-7%.

Il doppio quesito della perizia era quello di verificare la reale entità dei postumi del sinistro di cui sarebbe rimasto vittima l'imputato e decretare se ci sia stato un nesso di causa tra le patologie fisiche e psichiche riportate dall'imputato e l'incidente sul lavoro che ne avrebbe minato la salute.

Stando alle accuse l'uomo, rimasto vittima di un infortunio sul luogo di lavoro, avrebbe colto la palla al balzo per gonfiare i danni fisici subiti ingannando la commissione medica dell'Inail e ricevendo un'indennità di oltre 370 mila euro (di cui 117 mila già percepiti) a cui si vanno ad aggiungere più di 33 mila euro a titolo di risarcimento temporaneo per l'astensione lavorativa.

In realtà, secondo quanto contestato dagli inquirenti, il presunto “falso invalido” avrebbe percepito indebitamente quel denaro raggirando sia l'azienda per cui lavorava che l'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Il fatto incriminato risale al 22 gennaio 2008. Il danno fisico subito, oggetto di una causa civile tra vittima e azienda, si era concluso con il riconoscimento al 51enne di un grado di invalidità permanente pari al 52% (12% per il danno fisico, 40% per quello psicologico in seguito all'infortunio).

Un esito che la stessa ditta credeva sospetto. Le indagini sull'uomo non si erano infatti concluse con l'assegnazione dell'indennità. Un investigatore privato aveva portato a galla una realtà diversa da quella raccontata ai sanitari. L'uomo era stato infatti beccato alla stazione ferroviaria di Treviso mentre, senza alcun problema di deambulazione o di zoppia, caricava in auto le valigie della moglie che era andato a prendere. La sentenza è prevista per il prossimo 5 settembre.

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