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Sabato, 28 Gennaio 2023
Cronaca Miane

"Alberi inquieti": a Cortina la mostra dell'artista trevigiano Valentino Moro

Un'esposizione diffusa di sculture all’aperto nel centro della perla delle Dolomiti e in alta quota, fino al prossimo 23 settembre. Sabato l'inaugurazione

MIANE Non ci sarebbe il Valentino Moro artista a Cortina d’Ampezzo se non ci fosse stato un Valentino Moro fabbro e artigiano. Quarant’anni e più di vita accanto al ferro e al fuoco sarebbero bastati a piegare il fisico e l’anima, ad annerire lo sguardo. E invece no. Sono stati il corpus “vivo”, la fonte indispensabile per far scaturire altri orizzonti di senso e di opera. Gli alberi inquieti di Valentino Moro nascono dalla conoscenza estrema e profonda di un materiale a lungo indagato, sofferto e alla fine dominato ed innalzato ad espressione poetica. Si tratta di una vera e propria alchimia, di una elevazione dal basso all’alto, di una trasmutazione della sostanza verso un processo di emancipazione spirituale che è conquista interiore magica e assoluta.

Giungere a realizzare forme che rivendicano unicamente la loro esistenza non è cosa da poco. Per un Valentino Moro fabbro artigiano significa diventare artista e superare così il limite dell’opera, verso uno sconfinamento metafisico che allenta ogni laccio terrestre. Le “installazioni arboree” di Valentino Moro, alberi realizzati con cemento, ferro e scarti industriali, sono opere decisamente attuali che accolte negli spazi urbani di Cortina d’Ampezzo e in contesti prettamente naturalistici come i rifugi in alta quota, veicolano diversi messaggi. Emerge l’immagine della pianta aggredita, sfruttata, depauperata di frutti e foglie: i rami contorti, intrecciati, scarni e calvi innalzano un grido di sofferenza accentuato dalla zolla di cemento che li genera e li nutre. Qui la terra è arsa, grigia, dura: è un monito rivolto ad un paesaggio sempre più scarnificato e svuotato della linfa vitale. A questo concorrono i materiali abbandonati che l’artista trevigiano riutilizza e ricompone con fare demiurgico, utilizzando un linguaggio semplice, chiaro.

Nelle ultimissime opere lo scultore, partendo proprio da un’analisi dell’albero che è stata nel secolo scorso al centro dell’universo di Mondrian, si concentra sulla relazione tronco-rami quale metafora dell’individuo, in cui il tronco rappresenta l’unità e la solidità della coscienza mentre i rami incarnano la mutevolezza del vivere, inteso come accidentalità, come molteplicità di esperienze connaturate alla stessa esistenza.

L’uomo-albero è l’uomo contemporaneo che lotta e resiste ma è anche l’uomo della montagne, dentro le trincee, tra guglie e torrioni o nelle viscere stesse dei monti, secondo una dimensione del tempo e dello spazio che dal fronte di combattimento passa all’avanguardia quotidiana antica e presente, nel significato profondo di una ancestrale, atavica sfida a perpetuare la vita sempre e comunque. Anche per questo abbiamo pensato a Valentino Moro a Cortina d’Ampezzo, ad una mostra diffusa in contesti urbani e in alta quota, tra i castelli di roccia e le postazioni militari della Grande Guerra nelle Dolomiti, dove i limiti della crescita arborea, se da un lato riducono al massimo l’ecumene e fanno dilagare le pietre, dall’altro accentuano la tenacia e l’aspirazione verso l’alto, verso un affrancamento spirituale che ci sembra essere la cifra stilistica migliore per interpretare i recenti lavori.

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