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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca Vazzola

Cerca e assolda un killer sul dark web per uccidere il rilvale in amore, la Procura chiede l'archiviazione

L'uomo, un 34enne di Vazzola portatore di disabilità, aveva contatto il gestore di un sito presente nell'internet "profonda" per fare uccidere il compagno della donna di cui si era invaghito, venendo però intercettato dal Fbi, che aveva allertato gli inquirenti italiani. Non gli verrà applicata nessuna misura di sicurezza

Si chiude con una richiesta di archiviazione e la mancata richiesta di una misura di sicurezza la vicenda del giovane portatore di disabilità di Vazzola che aveva cercato di assoldare un killer su un sito del dark web per fare uccidere il fidanzato della donna di cui si era invaghito. La vicenda si sarebbe conclusa con una truffa, costata al 34enne 12 mila euro pagati in bitocoin. La tesi finale della Procura di Treviso è che l'uomo non è imputabile per tentato omicidio in quanto vi sarebbe l'inidoneità a commettere il reato.

Il piano era stato ideato da un disabile (difeso dall'avvocato Paolo Pastre) che così si sarebbe dovuto liberare del rivale in amore, un imprenditore di 45 anni. Sul dark web aveva scovato e preso contatti con il gestore di un fantomatico portale con un nome suggestivo (Murder for hire) e aveva commissionato l'omicidio. Pagando, per giunta, una tariffa davvero risibile: poco più di una decina di migliaia di dollari in cryptovalute, saldata in due tranche

Ma i contatti erano stati intercettati dal Fbi statunitense, che aveva allertato la Polizia italiana. "The punisher 2020", questo il nickname che si era creato per poter "chattare" con il gestore del sito, era stato poi individuato grazie proprio alle transazioni su internet, che avevano permesso agli investigatori di risalire a lui. Messo alle strette dagli investigatori, il 34enne aveva ammesso quasi subito le sue responsabilità e si era giustificato. «Non avrei mai dato quell'ordine, non sarei mai andato fino in fondo» era stata la sua linea difensiva. E aveva aggiunto che si era trattato di una «grande stupidaggine che, tra l’altro, mi è costata 10mila euro. Al momento non vedo l’ora di incontrare quell’imprenditore di Conegliano per spiegargli quello che è successo e chiarire tutta questa vicenda».

L'unica cosa vera in tutta questa vicenda è la truffa. il sito internet è infatti una "fake" costruito apposta per carpire la fiducia dei tanti "poco furbi" che navigano nel dark web alla ricerca di illeciti. Circostanze che fanno sì che non si sia materializzato il reato, come previsto dall'articolo 115 del codice penale che disciplina la fattispecie.

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