Cronaca Vedelago

Massimo Zen racconta la "sua" verità: «Condannato per il semplice fatto di aver cercato di difendermi»

La guardia giurata della Battistolli è stata condannata in due gradi di giudizio per l'omicidio di Manuel Major, avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 aprile del 2017 a Barcoin di Vedelago. «Mi sento tradito dalla magistratura, dalla mia azienda e anche dai colleghi - spiega il "ranger" - la prima perchè non ha accuratamente valutato le prove di quello che dicevo, la seconda perché ha tenuto un comportamento inconcepibile dei miei confronti. E i terzi perchè, a parte qualcuno, sono tutti scomparsi»

«Condannato per il semplice fatto di aver cercato di difendermi». Massimo Zen, 51enne guardia giurata della Battistolli, ora sospeso dal servizio senza stipendio a tempo indeterminato, racconta la sua verità. Lo ha fatto oggi, 13 maggio, nel corso di una conferenza stampa organizzata presso lo studio del difensore, l'avvocato Daniele Panico. Il "ranger" è stato condannato a 9 anni e sei mesi, in due gradi di giudizio, per l'omicidio volontario del 37enne Manuel Major, che secondo l'accusa sarebbe stato freddato in macchina da un colpo partito dalla pistola Glock di Zen, mentre, con due complici (Jody Garbin ed Euclide Major) stava fuggendo nel corso di un inseguimento con i carabinieri a Barcon Vedelago, nella notte tra il 21 e il 22 aprile del 2017, dopo aver preso d'assalto alcune postazioni bancomat. Ora gli resta solo il ricorso in Cassazione dopodiché, se la sentenza verrà confermata, per lui si spalancheranno le porte del carcere.

«Mi sento tradito dalla magistratura, dalla mia azienda e anche dai colleghi - spiega Zen - la prima perchè non ha accuratamente valutato le prove di quello che dicevo, la seconda perché ha tenuto un comportamento inconcepibile dei miei confronti. E i terzi perchè, a parte qualcuno, sono tutti scomparsi».

Secondo l'ipotesi della Procura Zen avrebbe sparato tre colpi ad altezza uomo sulla macchina dei malviventi. Uno ha finito per centrare Major, morto dopo alcuni giorni di agonia. «L'ho detto e lo ripeto - è la tesi della guardia giurata - i banditi mi hanno sparato addosso. Nella macchina sono state trovate tracce di polvere da sparo di pistola ma né il pubblico ministero né il giudice hanno valorizzato questi elementi. E' stata una frazione di secondi, la vettura di Major si è lanciata contro di me, poi è partito il colpo al quale ho risposto. La pistola giocattolo che è stata ritrovata sul posto (e per la quale sono stati incriminati e adesso sono a processo Manuel Cancarello e Christian Liziero, entrambi di Paese e colleghi di Massimo Zen) era a 20 metri da dove sono avvenuti i fatti e peraltro in una posizione che non era coerente con la fuga dei due complici. Chi l'ha messa resta un mistero».

«Lo rifarei - dice sicura la guardia giurata - c'era in ballo un comportamento morale. E' ovvio che avere ucciso un persona mi pesa e tanto ma in una situazione simile avrei potuto "fregarmene" e mettermi in disparte dopo aver posizionato la macchina in maniera tale da rallentare la fuga. Ma più avanti ci sarebbe potuto essere un ignaro cittadino messo in pericolo dal comportamento dei malviventi. Il futuro? Vediamo come andrà il ricorso in Cassazione. Vivo un giorno alla volta, ma mi sento tradito dalla giustizia solo per aver fatto il mio dovere civico».

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