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Domenica, 26 Maggio 2024
Cronaca Vedelago

Sequestrano e rapinano presunti pedofili, condannati i due ragazzi

Oggi 17 aprile il gup di Treviso ha emesso la sentenza del processo che si era svolto con il rito abbreviato: 6 anni e tre mesi per uno e 6 anni e 10 giorni per l'altro. Gli imputati, insieme ad un complice minorenne, erano accusati di otto episodi

Sei anni e tre mesi al 20enne, sei anni e dieci giorni al ragazzo che di anni invece ne ha 19 anni. Sono queste le due condanne inflitte oggi 17 aprile a due giovani che avrebbero sequestrato e rapinato otto persone colpevoli, a loro giudizio, di cercare di avere rapporti sessuali con ragazzini minorenni. Tutte le vittime sono state risarcite: sei dei sequestrati sono stati liquidati mentre per due (di fatto irreperibili) sono state effettuate altrettante donazioni, che hanno validità come le altre nel quadro della cosiddetta giustizia riparativa cui erano stati ammessi, ad associazioni benefiche. I reati di sequestro di persona sono stati assorbiti dalle rapina e per questo la sentenza del gup Piera De Stefani (che comunque tiene conto dello sconto per il rito alternativo)  riporta un pena leggermente inferiore a quanto era stato chiesto dal pubblico ministero Barbara Sabattini. I difensori, gli avvocati Elisa Berton e Nicoletta Gasbarro - si sono riservate di leggere le motivazioni (che verranno pubblicate in novanta giorni) prima di presentare il ricorso in appello.

I protagonisti della vicenda, di cui uno è un minorenne che è stato giudicato dal Tribunale Minorile di Venezia, avrebbero agito nella zona compresa fra Vedelago e Campigo. Si sarebbero resi protagonisti degli episodi contestati tra il giugno del 2022 e il febbraio del 2023 quando furono sorpresi dai carabinieri all'interno di un edificio abbandonato a Vedelago insieme a un impiegato 50 enne della castellana, sequestrato, legato e stordito con l'uso di un taser. All'uomo erano state prese anche le chiavi dell'auto e la tessera bancomat, con cui uno dei tre stava andando a fare un prelevamento. Una volta arrestati ai giovani erano stati sequestrati i telefonini grazie ai quali è stato possibile risalire agli altri sette casi, che avevano come vittime uomini adulti alla ricerca di "emozioni forti" con minorenni, che avrebbero contattato attraverso internet.

Accusati di rapina aggravata, sequestro di persona, indebito utilizzo di strumenti di pagamento e porto di oggetti atti ad offendere, i "vendicatori" (che sono ancora agli arresti domiciliari) avrebbero detto di essersi ispirati a "To catch a Predator", una serie di docu-film americana andata in onda tra il 2004 e il 2007 e trasmessa in Italia da un canale disponibile su una piattaforma a pagamento, in cui persone pedofile venivano incastrate da una troupe di giornalisti utilizzando come trappola per smascherarli una tecnica molto simile a quella ideata dai ragazzi. A essere considerato la "mente" delle azioni criminali sarebbe il più anziano dei tre (per il quale è arrivata la condanna è più alta avendo partecipato a tutte e otto le "spedizioni punitive") affetto dalla sindrome di Crouzon e che secondo il consulente nominato dal suo difensore avrebbe non solo sofferto per la sua disabilità ma sarebbe stato, oltre che frequentatore del Sert dove è in cura per delle dipendenza, anche un paziente psichiatrico. Sarebbe stato lui a fare da esca con i presunti pedofili, a cui avrebbe detto di avere 13 anni. I due ragazzi, nel corso del procedimento, si erano scusati con alcune delle persone prese a bersaglio.

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