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Vincenzo Consoli ai tempi d'oro

Vincenzo Consoli ai tempi d'oro

Crac Veneto Banca, tutti archiviati: rimane solo Vincenzo Consoli

Escono dall'indagine su ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto anche l'ex presidente Flavio Trinca e i manager Faggiani e Bertolo

Tutti estranei fuorché Vincenzo Consoli. Con l'accoglimento delle richieste del pubblico ministero escono dall'indagine su ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto anche l'ex presidente di Veneto Banca Trinca e i manager Faggiani e Bertolo.  Erano rimasti solo loro nella chiusura indagine dell'inchiesta avviata a Roma e poi trasferita per competenza territoriale a Treviso, notificata nel luglio scorso, dopo che ad aprile dal fascicolo erano stati cancellati i nomi anche dell'ex responsabile degli affari societari e legali Fabio Marcolin, dei finanzieri Pietro D’Aguì e Gianclaudio Giovannone  - accusati di aver acquistato obbligazioni con due prestiti da sette milioni e mezzo di euro -  l’ex direttore della Compliance Massimo Lembo, l’ex direttore del dipartimento banche estere e partecipazioni Renato Merlo e i due ex componenti del collegio sindacale, i commercialisti Diego Xausa e Michele Stiz.

Ma il giudice delle indagini preliminari non ha formato le richieste di archiviazione relative a 5 capi di imputazione riferiti a Consoli e che riguardano operazioni "baciate" (cioè acquisti di azioni o obbligazioni con finanziamenti della stessa Veneto Banca) per un ammontare di quasi 100 milioni. Secondo la relazione del consulente tecnico Gaetano Parisi, dirigente di Banca d’Italia, le informazioni  che Consoli avrebbe nascosto alle autorità di vigilanza relativamente a quelle operazioni avrebbero avuto un impatto “del tutto irrilevante”, visto che riguardavano operazioni finanziarie per qualche decina di milioni a fronte di un patrimonio di vigilanza di circa tre miliardi di euro. Ma per il gip si tratta di una lettura che tiene solo se le diverse operazioni vengono valutate singolarmente e non nel loro complesso. In questo secondo caso infatti, se per quanto riguarda chi in effetti si è fatto finanziare il reato non è configurabile, rispetto a Consoli che avrebbe manovrato tutta l'operazione delle baciate il discorso cambierebbe. Soprattutto prima sarebbe necessario valutare quanti di quei soldi dati al di fuori delle procedure di controllo sull'affidabilità del debitore siano effettivamente rientrati in Veneto Banca e quanti siano invece diventati crediti deteriorati che hanno  impoverito il capitale di vigilanza e di cui non ci sarebbe stata traccia sui bilanci che si sospetta siano stati manipolati per confondere gli organismi che dovevano vigilare. Sulla decisione del giudice, da cui dipende o meno il dissequestro di beni dell'ex ad per circa due milioni di euro, il legale di Consoli ha fatto ricorso in Corte di Cassazione.

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