Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Veneto Banca, l'ispettore di Bankitalia: «A Consoli uno stipendio di tre milioni e mezzo all'anno»

Nel processo contro l'ex "numero uno" dell'istituto di credito, accusato di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto, parla il capo del team di Via XX Settembre Biagio De Varti, secondo cui l'amministratore delegato avrebbe preso, in poco più di sette anni, oltre 22 milioni di euro

Vincenzo Consoli avrebbe reso uno stipendio di 3,6 milioni all'anno

Ventidue milioni di euro. Questo quanto avrebbe percepito come emolumento, tra quote fissa e variabile, Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca (poi passato al ruolo di direttore generale) tra il 2008 e la fine del suo "regno" dentro all'ex popolare di Montebelluna.  Lo stipendio è stato confermato da Biagio De Varti, capo del team delle ispezioni di Banca d'Italia, che mise sotto la lente di ingrandimento i conti dell'istituto di credito tra l'aprile e l'agosto del 2013.
«Consoli - ha detto De Varti - rendeva all'incirca 3,6 milioni all'anno, tra la parte fissa e quella variabile, che però veniva saldata subito. Un importo stratosferico, basti pensare che prendeva 50  mila euro in meno dell'ad di Banca Intesa, che però, contrariamente a Veneto Banca, produceva risultati in termini di utili d'esercizio».

De Varti ha testimoniato nel corso dell'udienza di oggi, lunedì 17 maggio, del processo che vede Consoli (difeso dall'avvocato Ermenegildo Costabile) alla sbarra per rispondere dei reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza bancaria e falso in prospetto. «Che le azioni di Veneto Banca fossero sovrastimate - ha aggiunto De Varti .- lo sapevano tutti dentro alla banca, di certo ne era a conoscenza anche il presidente Flavio Trinca, che guidava un consiglio d'amministrazione di uomini senza la necessaria caratura e controllato da Consoli».

L'ispettore dei Bankitalia ha detto che, nel corso della seconda verifica che gli uomini di Via XX Settembre decisero di compiere su Veneto Banca, vi fu una riqualificazione del portafogli dell'Istituto di credito tale che "il patrimonio di vigilanza della ex popolare passò da 450 a 87 milioni, cifra al limite su cui peraltro avevamo grossi dubbi». Consoli, secondo De Varti, era il "grande manovratore" che non doveva essere disturbato, che teneva a galla situazioni che invece erano quantomeno precarie in termini di affidabilità della clientela che riceveva credito. «Soldi - ha detto - dati non solo e non tanto per finanziare operazioni di acquisto delle azioni, tenute artificialmente su una quota elevata, ma erogati soprattutto affinché la gente non le vendesse».

Infine durante l'ispezione della primavera del 2013 Consoli si sarebbe avvicinato a De Varti, al quale avrebbe detto di fare attenzione sul quello che faceva, perchè altrimenti si sarebbe trovato con una «banca che si scioglieva sotto i suoi piedi».

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