Veneto Banca, l'interrogatorio di Merlo: «Anche io all'oscuro dei veri numeri del bilancio»

L'ex responsabile della pianificazione, indagato insieme a Vincenzo Consoli e altri cinque per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, è stato ascoltato dai magistrati che indagano sul crac della ex popolare

L'ex sede di Veneto Banca

«Non ho saputo del reale peso che il deterioramento dei crediti ha avuto sugli equilibri della banca fino al novembre del 2013». Lo ha detto questa mattina ai magistrati Renato Merlo, ex responsabile della Direzione Centrale Pianificazione e Controllo di Veneto Banca. Indagato dalla Procura con altre sei persone -  tra cui l'ex amministratore delegato Vincenzo Consoli - con l'accusa di  associazione a delinquere finalizzata alla truffa, Merlo è stato ascoltato per oltre un'ora e mezza  dai sostituti procuratori Massimo De Bortoli e Gabriella Cama, i pm che compongono il minipool che indaga sul crac della ex popolare.

Per l'accusa Merlo, che come responsabile della pianificazione redigeva i documenti con cui il cda su proposta di Consoli approvava le strategie industriali, insieme agli altri indagati sarebbe stato al corrente della situazione di difficoltà in cui era finita veneto Banca fin dal 2012 e malgrado questo avrebbe "permesso" che le azioni venissero collocate con un valore drogato verso l'alto almeno del 40%. L'ex responsabile della pianificazione, che nel 2014 è poi passato nel managemente che si occupava delle banche estere del gruppo, ha spiegato che in realtà i numeri a sua disposizione erano diversi. «Il 2012 - ha puntualizzato Merlo, che era assistito dall'avvocato Alberto Mascotto - aveva registrato un margine operativo molto positivo per la banca. Il motivo per cui il bilancio si chiuse in perdita per la prima volta non fu la crisi delle attività proprie della banca ma il fatto che Bankitalia, dopo una verifica avvenuta nel gennaio del 2013, impose accantonamenti che consumarono gli utili».

«A quel punto - ha proseguito Merlo - tutti pensammo che dopo gli interventi straordinari del 2013 si sarebbe tornati alla normalità. I numeri di cui disponevamo alla Pianificazione  dicevano che l'attività industriale dell'istituto di credito era positiva, persino molto migliore di altre grandi banche nazionali. Tenemmo conto  di quegli elementi, gli unici che avevamo a disposizione». Poi nel novembre del 2013 la nuova doccia fredda: dopo un ulteriore attività ispettiva la Banca d'Italia costringe Veneto Banca ad altri accantonamenti per coprire il rischio di crediti gravemente deteriorati (e quello di alcuni erogati senza le necessarie garanzie), perdite che non erano state neppure state iscritte. «Ma non eravamo noi della Pianificazione - ha spiegato Merlo - ad avere in mano la situazione relative alle masse creditorie e alla qualità dei rapporti con la clientela. Noi sapevamo solo dei numeri e quelli dicevano che la banca andava bene e quindi la quotazione delle azioni era conseguente».

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«Durante l'interrogatorio - ha spiegato l'avvocato Mascotto - c'è stato modo di mettere a fuoco preliminarmente il ruolo effettivamente svolto da Merlo negli anni 2012 e 1013 in cui ha rivestito il ruolo di responsabile della pianificazione in Veneto Banca e in particolare l’assenza di un suo coinvolgimento nella determinazione del prezzo delle azioni nel 2014, che fu poi alla base anche dell’aumento di capitale di quell’estate. Con riferimento alla pianificazione in Veneto Banca  Merlo ha potuto spiegare le dinamiche e i contenuti limitatamente alle pianificazioni elaborate sotto la sua responsabilità. In particolare, sulla contestata inadeguatezza, si è avuto modo di illustrare con una attenta disamina documentale i dati della pianificazione della banca montebellunese procedendo ad un utile confronto non solo con i dati che gli analisti istituzionali diffondevano ma anche con la pianificazione che il sistema bancario generalmente poneva in atto».

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