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Una delle sedi della fu Veneto Banca

Una delle sedi della fu Veneto Banca

Clienti truffati da Veneto Banca, in sei indagati per associazione a delinquere

Per i pubblici ministeri trevigiani i vertici erano tutti a conoscenza del fatto che "la società si trovava in una situazione patrimoniale e finanziaria assai critica" eppure "il valore delle azioni era ampiamente sovrastimato di almeno il 40%"

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa. E' questa l'ipotesi di reato contenuta negli atti di chiusura delle indagini sul filone delle truffe ai danni dei clienti di Veneto Banca firmati dai sostituti procuratori di Treviso Massimo De Bortoli e Gabriella Cama. Sei le persone indagate: si tratta dell'ex amministratore delegato Vincenzo Consoli, dell'ex condirettore generale e responsabile dell'area commerciale Mosé Fagian, dell'ex responsabile della Direzione Centrale Pianificazione - Controllo Renato Merlo, dell'ex responsabile della Direzione Centrale Amministrazione e, dopo il 2014, Dirigente Preposto alla redazione dei libri contabili societari Stefano Bertolo, dell'ex responsabile della Direzione Centrale Compliance Massimo Lembo  di Cataldo Piccarretta, che di Veneto Banca era stato il direttore dell'Area Mercato Italia. Secondo quanto emerso nell'inchiesto, partita nell'autunno del 2017, tra il 2012 e il 2015 Consoli e gli altri cinque "promuovevano, costituivano e organizzavano una associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa attraverso il personale dell'istituto di credito concernenti la vendita a condizioni inique di titoli azionari e obbligazionari".

Per i pubblici ministeri trevigiani i vertici di Veneto Banca erano tutti a conoscenza del fatto che "la società si trovava in una situazione patrimoniale e finanziaria assai critica" eppure "il valore delle azioni era ampiamente sovrastimato di almeno il 40% quantomeno a decorrere dal 2012". Il danno netto provocato alla clientela viene stimato a 107 milioni e 572 mila euro. Tra le contestazioni anche l'erogazione di prestiti finalizzati all'acquisto di azioni (le cosiddette baciate) in violazione delle disposizioni degli organismi di vigilanza bancari per un ammontare di circa 400 milioni.

I magistrati ipotizzano inoltre che la "cupola" di Veneto Banca avrebbe fatto sì che il personale direttivo e impiegatizio delle filiali di tutto il gruppo - che però secondo i magistrati era inconsapevole del reale valore dei titoli azionari e obbligazionari proposti ai clienti e della reale situazione finanziaria della banca- ponesse in essere nei rapporti con la clientela artici e raggiri consistiti nel proporre l'investimento come sicuro spesso a persone non in grado, per livello di istruzione, per età avanzata o per tipologia di professione, di valutare correttamente il rischio. Inoltre in alcuni caso sarebbero state apposte sulla documentazione inerente l'acquisto di titoli firme dei clienti che però sarebbero risultate essere false.

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