Traffico illecito di rifiuti, tutti assolti gli ex vertici della "Vidori"

Il collegio giudicante, presieduto da Francesco Sartorio e dai giudici Leonardo Bianco e Cristian Vettoruzzo, ha ritenuto di assolvere per tutti e 19 i capi di imputazione perché "il fatto non costituisce reato" e "per non avere commesso il fatto"

La sede della "Vidori"

Tutti assolti gli ex vertici della Vidori finiti alla sbarra con l'accusa di traffico illecito di rifiuti. Si è concluso così stamattina, martedì 7 gennaio, il lungo processo  a carico di Andrea Vidori, all’epoca dei fatti amministratore dell’azienda, Maurizio Chierusin, responsabile della gestione e braccio destro dei Vidori, Mauro Pivato, responsabile dell’impianto fino al 2011 e Roberto Fier, responsabile dell'impianto di Vidor succeduto a Pivato. Per i primi tre, caduto il capo di imputazione relativo all'associazione a delinquere, il pubblico ministero veneziano Lucia D'Alessandro aveva chiesto un anno e sei mesi di reclusione e l'assoluzione per Fier. Il collegio giudicante, presieduto da Francesco Sartorio e dai giudici Leonardo Bianco e Cristian Vettoruzzo, ha invece ritenuto di assolvere per tutti e 19 i capi di imputazione perché "il fatto non costituisce reato" e "per non avere commesso il fatto".

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Le contestazioni riguardavano il periodo tra il 2009 e il 2012 quando la Vidori Servizi Ambientali – oggi rinnovata e con una compagine societaria nuova – gestiva un impianto di raccolta, stoccaggio e smaltimento di rifiuti speciali tossico-nocivi ed era autorizzata anche a compiere operazioni di miscelazione finalizzate alla spedizione all'estero. Tra le destinazioni anche la Germania. Ma per non dover sostenere gli alti costi del corretto stoccaggio e dello smaltimento dei rifiuti pericolosi a Vidor li avrebbero miscelati in modo da farli apparire pronti per l’esportazione in Germania dove avrebbero dovuto subire il processo di distruzione. Secondo quanto era emerso dalle lunghe indagini, basate anche su  intercettazioni telefoniche e che erano andate a comporre un fascicolo di decine di migliaia di pagine, il rifiuto non veniva però trattato a norma di legge e la Vidori avrebbe anche  falsificato la documentazione, riportando la descrizione di di rifiuti di natura diversa da quelli realmente trasportati. Inizialmente gli indagati erano 11, di cui sette (come gli altri sospettati di associazione per delinquere) erano stati prosciolti. Nel processo la Regione Veneto si era costituita come parte civile.

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