Cronaca Villorba

Elude il fisco con la cessione di un ramo d'azienda, imprenditore alla sbarra

Alfredo Tonini, titolare dell'omonimo colosso delle asfaltature, scavi e demolizioni liquidato nel 2015, è accusato di aver evaso circa mezzo milione di euro

Cessione di ramo d'azienda, impresa nei guai per evasione fiscale

Quella cessione di ramo d'azienda  nascondeva la vendita dell'intera impresa, con l'effetto di privare la cedente dell'intero patrimonio a disposizione e mettendola quindi nelle condizioni di non poter più pagare il debito maturato nei confronti nell'Erario.  E' questa l'accusa che la Procura di Treviso muove ad Alfredo Tonini, titolare della "Alfredo Tonini srl",  impresa un tempo colosso del settore delle asfaltature, degli scavi e delle demolizioni.

Sotto le lente degli inquirenti c'è la vendita del proprio 2% alla "Tonini srl", ditta aperta dal figlio di Alfredo Tonini, Fabio, avente come oggetto tutti gli automezzi, le attrezzature, le immobilizzazioni e  i crediti personali. Secondo la Procura si sarebbe trattato infatti di un modo per evitare di saldare la pesante esposizione con lo Stato, un ammontare di 484.751 euro che la "Alfredo Tonini srl" doveva al fisco.

Nel 2014 la "Alfredo Tonini srl", Fabio Tonini e appunto il padre di questo, Alfredo, danno vita alla Tonini srl, in cui la "Alfredo Tonini srl" conferisce un ramo d'azienda, dal valore nominale di 113.500. In cambio ottiene il 2% delle quote. Ma solo un dopo la "Alfredo Tonini srl " cede la propria quota alla neo costituita società e nella stessa data i soci dichiarano la messa in liquidazione dell'impresa. Nel conto finale, nel computo fra dare e avere, appare un perdita di 633 mila euro; Alfredo Tonini, nominato liquidatore, approva però l'operazione e cambia il nome alla società, che viene denominata "Scavi e trasporto srl". Alla vecchia società arrivano in seguito una serie di cartelle di Equitalia che la proprietà prima prova a ridurre in via bonaria, poi chiama in causa lo Stato con una causa tributaria, in cui il tribunale da ragione alla società e respinge la richiesta di far pagare anche gli altri soci. Ma il processo tributario, giunto ora alla fase dell'appello, riporta una evasione di oltre mezzo milione e per questo scatta anche la denuncia penale.

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