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Cronaca Villorba

Fabbrica-lager: lavoratori stranieri al lavoro 12 ore al giorno per 50 euro al mese

Operazione della squadra mobile di Treviso in un'azienda di confezioni e accessori per l’abbigliamento di Villorba. Una ventina di operai di un'azienda gestita da due cittadini cinesi vivevano in condizioni igienico-sanitarie al limite e molti, oltre a lavorare sette giorni su sette, erano in nero

I pochi operai "regolari", con contratti part time, lavoravano fino a dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Altri, in nero, percepivano una paga mensile dai 40 ai 50 euro, ricevevano una spesa alimentare mensile simile e venivano ospitati in alloggi in cui vivevano in condizioni igienico-sanitarie deprecabili. Qualche giorno fa, al termine di una lunga indagine, gli agenti della squadra mobile di Treviso hanno sequestrato un immobile nel Comune di Villorba, sede di un’azienda di confezioni e accessori per l’abbigliamento, il cui titolare “formale”, in concorso con l’amministratore di fatto, entrambi cittadini cinesi, hanno assunto, impiegato ed utilizzato manodopera (anche in nero), sottoponendo i lavoratori, circa una ventina, a gravi condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.

Gli investigatori hanno accertato che i lavoratori, nel caso fossero regolarizzati, a fronte di contratti di lavoro part-time o con un numero di ore limitate, prestavano, in condizioni igienico-sanitarie degradanti e in assoluta mancanza di misure di sicurezza, più di 12 ore di lavoro al giorno, comprese le giornate del sabato e della domenica, senza fruire di riposi settimanali e periodi di ferie. In alcuni casi, prevalentemente riguardanti cittadini bengalesi e pakistani, erano costretti ad accettare le condizioni imposte dal datore di lavoro in quanto entrati di recente nel territorio nazionale e in cerca di lavoro ai fini della regolarizzazione.

L’indagine della Squadra Mobile di Treviso, coordinata dal dirigente Immacolata Benvenuto, ha consentito anche di accertare che gli stranieri della suddetta etnia venivano prelevati ogni mattina ed accompagnati in tarda serata all’alloggio individuato dal datore di lavoro, che controllava di fatto costantemente tali persone, le quali vivevano in condizioni umane degradanti (una condotta riconducibile alla fattispecie penale del caporalato).

La predetta azienda è stata sottoposta a recenti controlli da parte della squadra mobile e, in particolare, nel mese di dicembre 2021, è stato eseguita un’attenta verifica congiuntamente a personale dell’Ispettorato del Lavoro, dello Spisal, dell’Inps e dei vigili del fuoco, che successivamente hanno contestato diverse violazioni di tipo amministrativo per l’inosservanza delle norme in materia di sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro, oltre che sul lavoro; contestazioni e controlli che non hanno fatto desistere i titolari dell’azienda nel mantenere le illecite e gravi condotte di sfruttamento dei lavoratori: sino alla giornata di ieri, 23 febbraio, quando è stato posto sotto sequestro l’intero complesso immobiliare e i numerosi macchinari utilizzati nell’azienda.

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