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Una manifestazione di un gruppo animalista

Una manifestazione di un gruppo animalista

Insultata su Facebook reagisce, 38enne a processo per diffamazione

La donna sarebbe stata apostrofata con epiteti offensivi da un noto deejay. Ha reagito e si è trovata denunciata. L'avvocato della difesa: «La sua colpa è quella di non aver salvato gli insulti che le sono stati rivolti»

Insultata su Facebook ha reagito in maniera scomposta tanto da finire a processo. La sua colpa? Non aver salvato i commenti al vetriolo che lui le aveva riservato, parole pesanti come macigni ("sei un p...., sai fare solo "lavoretti") di cui però non c'è più traccia. E invece l'uomo, che ha salvato lo "sfogo" dell'imputata,  ha sporto querela.

E' così che una 38enne di Villorba, è finita a processo con l'accusa di diffamazione. A fare denuncia contro di lei un noto Dj, appartenente, e questo era l'oggetto dello scontro, a un gruppo animalista in odore di simpatia politiche verso l'estrema destra. «Io ora vi denuncio, giuro che vi farò chiudere» scrisse la donna nel maggio del 2018 rivolgendosi in realtà ai gestori della pagina social su cui si era acceso un infiammato dibattito. «Ho letto cosa fate alla gente - aggiunse la 38enne - quindi oltre a chiedere una restrizione nei vostri confronti se fate qualche cosa a me oppure ai miei cari vi faccio finire dentro per il resto dei vostri giorni. E tu, famoso deejay, si dice addirittura che tu abbia contatti con alcuni gruppi neonazisti austriaci e che la Digos sia già venuta a farti visita». I commenti si concludevano  annunciando che «il post l'ho salvato  e lo hanno letto milioni di persone, tengo la foto». In realtà quello che venne scritto dal dj venne cancellato prima che lei potesse farne una copia. La parte offesa invece fece uno screenshot di quello che la 38enne aveva scritto e presentò querela.

Il procedimento, in cui l'imputata è difesa dall'avvocato Davide Favotto, ha preso il "la" da una opposizione a un decreto penale di condanna. «Puntiamo - ha detto l'avvocato della difesa - al proscioglimento o al massimo alla tenuità del fatto, il post diffamante non lo ha visto nessuno, non ci sono le prove che abbia avuto ampia diffusione. Quello che è certo è che la mia cliente si è semplicemente difesa dopo un attacco in piena regola. Ma, per ingenuità, non ha fatto subito copia di quello che le era stato scritto». 
   

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