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Cronaca

Viticoltura in Veneto, l'export varca la soglia dei due milioni di euro

Guarda (AMP): “I dati della vendemmia 2017 indirizzino i progetti del Veneto”

TREVISO “I dati presentati oggi testimoniano che la viticoltura veneta è un settore imprenditoriale di grandissima importanza, con un 2017 che ha permesso un export di più di due milioni di euro, un aumento di superfici coltivate dove spiccano i 1.400 ettari in più destinati al biologico, a cui si affianca il mantenimento di grandissima qualità, riconosciuta per esempio dal mercato russo in crescita”. A dirlo è la consigliera Cristina Guarda (AMP), che questa mattina a Lonigo, nella sede della Cantina dei Colli Berici ha partecipato all’incontro organizzato con Avisp (ex Veneto Agricoltura) durante il quale è stata fatta un’analisi della vendemmia 2017 e, più in generale, sull’attività vinicola veneta.

“Le buone notizie servono eccome: rafforzano la determinazione e la nomea del nostro territorio, così come i rapporti con i partner commerciali italiani ed esteri. Un passaggio fondamentale, questo, per garantire la vitalità economica del nostro territorio. Eppure – avverte - non si può parlare di un anno semplice per il territorio veneto e in particolare quello vicentino: se il commercio fa faville, al contrario molti viticoltori soffrono ancora della gelata di aprile 2017 che ha danneggiato gran parte delle loro produzioni, in alcuni casi più del 90%. Certo è doveroso ripartire e i coltivatori sono determinati, ma non possiamo non interrogarci sul 40% di uve in meno di Vicenza, il 20 di Verona e l'11% ed il 7 rispettivamente di Padova e Treviso.

Già nell’immediato periodo successivo alla gelata sollecitavo la revisione del sistema nazionale di agevolazione all’assicurazione, atrofizzato da una burocrazia che ci auguriamo venga definitivamente superata con il nuovo piano assicurativo agricolo del 2018 promosso dal ministro Martina e di cui mi rallegro. Parallelamente, alla luce dell’enorme sofferenza del territorio vicentino, la politica regionale potrebbe far tesoro dei dati raccolti e ragionare sull’apertura alla ricerca di forme di sostegno per le aziende, in special modo quelle giovanili, in difficoltà a gestire debiti e scadenze a causa delle mancate entrate prospettate dall’assenza di produzione”.

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