Vito Romano esce dal carcere: «Ha collaborato con la Giustizia»

Il gioielliere di 49 anni indagato per contrabbando di orologi Rolex e Bulgari è tornato in liberà dopo undici giorni in cella a Santa Bona. Accolta l'istanza dell'avvocato Paniz

Vito Romano

Sabato 19 dicembre Vito Romano è tornato in libertà dopo unidici giorni trascorsi in carcere a Santa Bona. Il gioielliere di 49 anni, residente nella zona di Breda di Piave, aveva patteggiato una condanna a tre anni di reclusione per: corruzione, contrabbando di migliaia di orologi Rolex e Bulgari da Hong Kong ed evasione per milioni di euro in dazi doganali.

Come riportato da "Il Gazzettino di Treviso", la legge "spazzacorrotti" prevede che non sia previsto l'affidamento in prova nel caso in cui ci sia una condotta ottimale da parte dell'accusato. Romano, dopo essersi pentito per l'accaduto, ha da subito collaborato con la Giustizia e così la giudice Francesca Zaccan ha accolto l'istanza presentata dall'avvocato difensore, Maurizio Paniz. Stesso trattamento anche per il finanziere Nicola Rosa, 45enne di Favaro Veneto, accusato di corruzione insieme a Romano. I due sconteranno il resto della pena (due anni, cinque mesi e quindici giorni per Romano, due anni e quattro mesi per il finanziere) svolgendo attività presso i servizi sociali.

Le indagini delle Fiamme gialle erano iniziate nei primi mesi del 2019, quando i militari, impegnati nell'analisi dei passeggeri in transito all'aeroporto di Tessera, avevano individuato viaggi frequenti e sospetti da e verso Hong Kong di un gruppo di persone, tutte attive nel commercio di orologi di lusso. I viaggi, almeno uno al mese, permettevano ai malviventi di introdurre in Italia fino a 350 orologi alla volta, nascosti all'interno dei bagagli a mano. L'aiuto del finanziere corrotto, in servizio a Tessera, garantiva al gruppo di passare inosservato, evitando che fosse sottoposto ai controlli valutari e doganali. Ogni viaggio comportava un'evasione dell'iva di diverse centinaia di migliaia di euro, per orologi di cosiddetto "secondo polso" del valore di 20-25mila euro ciascuno. Il giro di frode ricostruito ammontava a circa 2,4 milioni di euro.

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