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Cronaca Vittorio Veneto

Si intasca il ricavato della vendita di sette opere d'arte, antiquario finisce a processo

Giovanni Franco Foti, 64enne di Vittorio Veneto, è accusato di appropriazione indebita. L'uomo, che è anche critico e marcante, è noto per la sua militanza negli ambienti del neofascismo veneto

Un dipinto del Zais, uno di Ciardi, due di van Lindt e di Storm, oltre che una tela rafigurante "Natura morta con Putto" con grande cornice. Questo, secondo la Procura di Treviso, il "bottino" che avrebbe messo insieme da Giovanni Franco Foti, 64enne antiquario, critico e mercante d'arte con uno studio a Venezia, vicino a Rialto, e residente a Vittorio Veneto Veneto. L'uomo è finito a processo accusato dell'appropriazione indebita dei sette quadri, per un valore complessivo di 150 mila euro.

A denunciarlo, nel 2015, un residente a Vittorio Veneto. L'uomo avrebbe affidato mandato a Foti un mandato finalizzato a vendere le opere d'arte. Ma una volta completata l'operazione il 64enne si sarebbe trattenuto la somma ricavata. «E' il corrispettivo di un consulenza» ha detto in sua difesa l'antiquario.

Foti è noto per la sua militanza politica nell'estrema destra veneta: nel 2007 il suo nome era comparso in un' indagine per associazione eversiva e diffusione di idee razziste, coinvolto con altre 12 persone tutte legate ad ambienti neofascisti.  Dalle agende di Foti, fondatore nella Marca tra l'altro del Movimento italiano d'azione, erano spuntati i numeri telefonici della sede più importante d'Italia della Lega, quella di via Bellerio a Milano, quindi due utenze relative al Carroccio di Vicenza e, infine, il numero del cellulare di un esponente trevigiano, l'allora senatore Piergiorgio Stiffoni.

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