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Cronaca Vittorio Veneto

Avrebbe liberato Milacic dalle "cimici" degli investigatori, chiesto un anno e sei mesi per appuntato del Nor

A.R. sarebbe il carabiniere che aiutò l'autore dell'azione dinamitarda ai danni del Liceo Flaminio di Vittorio Veneto a sbarazzarsi delle apparecchiature per l'ascolto messe sulla sua auto dagli investigatori

Un anno e sei mesi di reclusione. Questa la richiesta fatta oggi, 12 giugno, dal pubblico ministero nei confronti di A.R., il 47enne l'appuntato scelto dei carabinieri, in forza al Nor di Vittorio Veneto (sospeso del servizio) accusato di favoreggiamento nei confronti di Stefano Milacic, il 52enne meccanico di Carpesica (Vittorio Veneto), condannato in abbreviato a due anni e quattro mesi di reclusione in quanto uno degli autori della bomba carta lanciata contro la facciata del Liceo Flaminio a Vittorio Veneto la notte tra il 2 e il 3 giugno 2018. A "inchiodare" il 47enne sarebbero non solo gli "ambientali" registrati quando rimosse il dispositivo, ma anche le intercettazioni telefoniche, da cui si ricava che, quella sera del 11 dicembre del 2018, fosse effettivamente stato a casa di Milacic. Dopo l'arringa del suo legale il processo, che si svolge davanti al giudice Iuri De Biasi, è stato aggiornato al 17 luglio prossimo per le repliche e la sentenza.

A.R. sarebbe stato intercettato ambientalmente, come riferito da un ispettore della Digos di Treviso che ha testimoniato a processo, mentre parlava di dove erano state messi gli apparati che consentivano l'ascolto, ovvero sul tettuccio della macchina e in corrispondenza della lucetta interna. L'avvocato difensore ha messo in evidenza quelle che, suo dire, sono le incongruenze delle indagini. «Non si capisce - ha detto - perché un carabiniere di così vasta e lunga esperienza avrebbe dovuto mettere in pericolo la sua carriera. Soprattutto non è chiaro perché il mio cliente, sapendo che Milacic era intercettato, si sarebbe arrischiato di parlargli al telefono e in particolare, una volta giunto a casa sua, invece di farsi intendere a gesti o sottovoce avrebbe parlato ad alta voce indicando al 52enne dove erano gli apparecchi messi proprio dai carabinieri per l'ascolto».

A.R., proprio davanti al giudice, aveva detto che quella sera era stato da Milacic, che aveva un officina meccanica a fianco di casa sua, per risolvere un problema alla sua auto ed era stato in compagnia dell'uomo di Carpesica dal tardo pomeriggio e fino a a sera inoltrata. «Se non la smettono di starmi addosso sparo, o sparo ai loro figli», avrebbe detto Milacic sugli investigatori, dopo che sulla base di conversazioni carpite era finito al centro di una indagine che ipotizza a suo carico il reato di detenzione illegale di armi e porto di arma e munizioni, molte delle quali furono rinvenute l’8 marzo 2019 dalla polizia in un corso artificiale dell’Enel. Sarebbero stati suoi infatti i pezzi di arma da fuoco, tra cui dei caricatori di fucile mitragliatore Ak-47, immersi nell’acqua di un canale a Scomigo di Conegliano e trovati dagli agenti della Digos.

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