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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca Vittorio Veneto

Omicidio di Vittorio Veneto, l'autopsia conferma: ucciso con una coltellata al collo

E' stato effettuato oggi, 22 novembre, l'esame post mortem su Francesco De Felice, ucciso dal figlio Riccardo (reo confesso) la mattina del 16 novembre. Ad essere fatale è stato un fendente che li ha reciso una arteria, provocando un sanguinamento interno

L'autopsia conferma l'esame cadaverico: Francesco De Felice, il 56enne ufficiale dell'esercito in pensione, morto nella primissima mattina del 16 novembre a Vittorio Veneto, è stato stato ucciso da uno dei tre fendenti ricevuti al collo. Il colpo, inferto con un coltello da pane, avrebbe reciso una arteria, provocando un sanguinamento interno. Questo spiegherebbe il perchè sul luogo dell'assassinio (un divanetto nel salotto di casa) non c'era molto sangue.

Accusato dell'omicidio è il figlio Riccardo, reo confesso, che avrebbe agito perché non riconosceva il papà come tale. «Io non volevo farlo ma era necessario. In quell'uomo non c'erano cose buone, voleva uccidere me e mia madre, ho dovuto» ha detto il ragazzo, 24enne, nel corso dell'interrogatorio di garanzia cui si è sottoposto venerdì scorso.

Francesco De Felice stava dormendo quando il figlio lo ha prima colpito alla testa due volte utilizzando una barra da trazioni, poi ha infierito su di lui con tre coltellate al collo. Una quella mortale, che ha reciso i vasi sanguigni provocando un vasto sanguinamento vero l'interno. L'uomo sarebbe morto in pochi minuti.

Secondo la difesa, affidata agli avvocati Giovanni maccarrone e Alessandro D'Avera, il ragazzo sarebbe stato in preda a una  "bufera psicotica" scoppiata all'improvviso. Davanti al giudice ha ripetuto che Francesco De Felice non era il suo padre biologico. Anzi: nella mente delirante del ragazzo l'uomo sarebbe il responsabile della morte del "papà naturale". «Quello che gli altri volevano spacciare per il mio genitore - ha affermato -  non era affatto una figura positiva. Non volevo ucciderlo ma è stato necessario farlo». Il giovane è uscito dall'isolamento nel carcere di Santa Bona e attualmente si trova in cella con altre persone. I difensori, convinti che il regime carcerario non sia adatto per lui, stanno ancora cercando una soluzione alternativa all'interno di una comunità. 

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