Omicidio Vaj, niente rito abbreviato per le due indagate

Non fondate le eccezioni di costituzionalità della norma che blocca l'accesso al rito abbreviato per gli imputati di omicidio. Patrizia Armellin e Angelica Cormaci verso il rinvio a giudizio

Patrizia Armellin, una delle due donne accusate dell'omicidio

La riforma è legittima sotto il profilo costituzionale perché "non sono fondate le censure sull'esclusione del rito abbreviato per i delitti punibili con l'ergastolo". E così per Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, le due donne accusate dell'omicidio di Paolo Vaj avvenuto a Vittorio Veneto nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2018, si profila all'orizzonte il rinvio a giudizio.

Svanisce insomma la possibilità di ricorrere la rito alternativo per le due, accusate di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti della minorata difesa, della convivenza e di aver agito di notte. I difensori della Armellin e della Cormaci, gli avvocati Marina Manfredi e Stefania Giribaldi, avevano eccepito sulla costituzionalità della norma che esclude gli imputati di omicidio dall'abbreviato, che prevede peraltro uno sconto pari a un terzo della pena. Il gup Marco Biagetti aveva deciso quindi di aspettare la decisione su ben tre ordinanze di remissione da altrettanti tribunali: da un giudice dell’udienza preliminare di La Spezia, da un gup di Piacenza e dalla Corte d’assise di Napoli. «La Corte costituzionale - è la decisione dei giudici delle leggi - ha esaminato le questioni sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai reati punibili con la pena dell’ergastolo. In attesa del deposito della sentenza, si può dire le questioni sono state dichiarate non fondate. La disciplina censurata è espressione della discrezionalità legislativa in materia processuale, e non si pone in contrasto con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza dettati dall'articolo 3 della Costituzione, con il diritto di difesa esplicitato dall'articolo 24 della Costituzione, con la presunzione di non colpevolezza (articolo 27, secondo comma, della Costituzione), né con i principi del giusto processo, in particolare con quello della ragionevole durata come risultano dall'articolo 111, secondo comma, della Carta». La decisione del giudice trevigiano è quindi attesa per il 25 novembre.

Patrizia Armellin e Angelica Cormaci erano state peraltro ritenute del tutto capaci nel momento in cui avrebbero commesso l'omicidio, contrariamente a quanto sostenuto dai difensori. Semmai, è stato riscontrato il consulente della parte civile, con la ex moglie del 56enne costituitasi e rappresentata dall'avvocato Nicodemo Gentile, le due imputate hanno dei disturbi borderline medio gravi associati a disturbi patologici e pregressi della personalità. Una supplemento di perizia, chiesto dalla Manfredi e della Giribaldi, è stato respinto dal giudice.

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