Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio di Paolo Vaj, l'accusa chiede il rinvio a giudizio

Per il pubblico ministero Davide Romanelli fu «omicidio volontario, premeditato con l'aggravante della minorata difesa, della convivenza e di aver agito di notte». Respinta la richiesta di supplemento di perizia psichiatrica chiesto dalle difese

Paolo Vaj, il 57enne trovato ucciso  di Via Cal dei Romani a Vittorio Veneto nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2018

Rinvio a giudizio. Questa la richiesta del pubblico ministero Davide Romanelli al termine dell'udienza preliminare odierna, martedì 10 novembre, nel processo a Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, le due donne accusate dell'omicidio di Paolo Vaj, il 57enne trovato ucciso  di Via Cal dei Romani a Vittorio Veneto nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2018. Le difese, affidate agli avvocati Marina Manfredi e Stefania Giribaldi, hanno presenziato all'udienza di remoto e faranno la proprie conclusioni giovedì prossimo, 12 novembre.

Per Romanelli quello di Vaj fu un  «omicidio volontario, premeditato con l'aggravante della minorata difesa, della convivenza e di aver agito di notte». Secondo quanto stabilito dalle perizie disposte dal tribunale «non vi è nulla che diminuisca la loro capacità in relazione all'atto». La Armellin e la Cormaci, quest'ultima presente in aula,  erano quindi capaci di intendere e volere nel momento in cui hanno ucciso Vaj e «nulla vieto a loro di poter stare a processo». Semmai, ha riscontrato il consulente della parte civile, con la ex moglie del 56enne costituitasi e rappresentata dall'avvocato Nicodemo Gentile, le due imputate hanno dei  disturbi borderline medio gravi associati a disturbi patologici e pregressi della personalità. Una supplemento di perizia, chiesto dalla Manfredi e della Giribaldi, è stato respinto dal giudice.   

Nell'udienza fissata al prossimo giovedì il gup Marco Biagetti dovrà anche sciogliere la riserva sulla eccezione di costituzionalità, contestata dall'accusa,  presentata dalle difese e relativa alla norma, di recente formulazione, che preclude agli indagati per omicidio la possibilità dell'abbraviato.
 

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