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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Vittorio Veneto

Aggressione razzista dei tifosi del Treviso, depongono due degli imputati

Si tratta di Antonella Pavone, 42 anni, e Pierpaolo Nicola, 40enne. Secondo la loro versione non ci sarebbe stata alcuna frasi a sfondo etnico. L'incidente era avvenuto il 25 aprile del 2018 a Vittorio Veneto al termine della finale di Coppa Veneto fra i biancocelesti e l'Opitergina

«Nessuna aggressione a sfondo razziale, è l'uomo che stava sul terrazzo che ci ha provocato». Questa in sintesi la versione che il 40enne Pierpaolo Nicola e la 42enne Antonella Pavone, due degli imputati (gli altri due sono il 27enne Nicolò Cervi e il 50enne Alessandro Rossi, tutti difesi dal'avvocato Fabio Crea) hanno dato degli incidenti avvenuti il 25 aprile del 2018 a Vittorio Veneto una volta terminata la finale della Coppa Veneto  dilettantistica tra il Treviso e l'Opitergina. I quattro sono a processo con l'accusa di lesioni aggravate dall'odio etnico razziale e nazionale e danneggiamenti.

Chiamati oggi, venerdì 19 novembre, a  testimoniare Nicola e la Pavone hanno offerto una versione dei fatti diametralmente opposta a quella dei due cittadini di origine marocchina che sarebbero stati fatti oggetto dell'aggressione. «Sono intervenuta - ha detto la 42enne - per aiutare la moglie di Nicola, che era presente sul posto e che era in difficoltà. Ci siamo subito allontanate dal luogo dei tafferugli, salvo essere inseguite dall'uomo che era sceso dal proprio appartamento per discutere con il nostro amico. Mi ha strattonato nel tentativo di bloccarmi ma io sono riuscita a divincolarmi. Non ho sentito nessuna frase razzista».

«Avevo visto per strada- ha detto invece Nicola - un uomo che indossava una maglietta da calcio del Real Madrid. Il giorno prima c'era stata la finale di Champions League  con la Juventus e io, per scherzare, gli ho chiesto se non aveva altre maglie da mettere. L'uomo si è messo a ridere, facendomi notare che la figlia, invece, aveva proprio la maglietta della squadra bianconera. Poi un tizio, da un terrazzino, ha detto qualche cosa all'uomo con cui stavo parlando in arabo. Ha aggiunto delle frasi offensive nei miei confronti ed è sceso dall'appartamento, affrontandomi. Ci siamo spinti nell'androne del condominio  quando ho sentito qualcuno gridare che aveva un coltello. C'era altra gente intorno a me, compresa mia moglie che mi ha strattonato perché venissi via. Mi sono girato di istinto e l'ho colpita inavvertitamente, tanto che poi, sul pulmann che avrebbe dovuto portarci a casa, abbiamo anche litigato.  Ad un certo punto ho sentito gridare che stavano arrivando i carabinieri e me ne sono andato».

Una storia che non coincide con quella raccontata dall'uomo sceso da casa sua a protezione del 43enne che, in compagnia della figlia, sarebbe stato insultato e aggredito perché marocchino, all'urlo "mi son veneto" lanciato da uno degli ultras. Il pubblico ministero ha depositato la querele per una valutazione del giudice a riguardo dell'aggravante dell'odio etnico. L'udienza è stata aggiornata al 25 gennaio prossimo per la discussione e la sentenza.

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